Mutuo a tasso variabile? Tutelatevi dalla clausola floor!

Monday, February 6, 2017

 

Mentre le banche pubblicizzano ampiamente la clausola cap talvolta applicata a mutui a tasso variabile, sono ancora restie a farlo rispetto all’opposta clausola floor.
Ricordiamo che i mutui a tasso variabile sono quelli che cambiano in base all’andamento del mercato finanziario e, in particolare, dell’indice di riferimento Euribor (il tasso medio a cui avvengono le transazioni finanziarie in Euro tra le grandi banche europee) o il tasso stabilito dalla Banca Centrale d’Europa (o Mro): in pratica, se quest’ultimo sale la rata aumenta; se, invece, scende anche il costo del mutuo diminuisce.  


Al tasso Euribor bisogna aggiungere lo spread, termine con cui si intende una maggiorazione del tasso di interesse: in parole povere, il guadagno della banca.

Facciamo un esempio: se l’Euribor è all’1% e lo spread è al 2%, allora il totale del tasso applicato dovrebbe essere del 3%. Ma se l’Euribor è a -0,4% mentre lo spread resta al 2%, allora il tasso di interesse totale da pagare dovrebbe essere l’1,6% (cioè 2% – 0,4%).

Tale variabilità rende questo tipo di mutui suscettibili all’applicazione di particolari clausole dette cap e floor.

 

La clausola cap in pratica stabilisce un tetto massimo al di sopra del quale il tasso di interesse non può salire.  Ciò è molto importante per il consumatore contraente perchè lo tutela  da un improvviso o eccessivo aumento del tasso di interesse.


In alcuni casi però il contratto contiene anche una clausola floor ovvero l’indicazione di un tasso minimo al di sotto del quale il tasso di interesse applicato non può scendere.

La clausola floor viene ritenuta da più parti vessatoria, e non solo perchè nella maggior parte dei casi viene inserita in modo occulto cosicché il cliente non si accorge della sua presenza, ma soprattutto perchè se garantisce un rendimento minimo alla banca anche in casi di colata a picco dell’Euribor, impedisce per contro all’altro contraente di poter beneficiare fino in fondo di tali eventuali riduzioni.

 

Perciò mentre le banche si assicurano una minima redditività nelle operazioni di finanziamento in termini di interessi corrisposti dal mutuatario anche in presenza di un futuro forte ribasso dei tassi, il mutuatario non potrà avvalersi di tutto il vantaggio derivante da una situazione in cui la somma di Euribor + spread sia inferiore al valore percentuale fissato dalla clausola floor.

 

Per capire bene ciò di cui stiamo parlando è sufficiente confrontare due mutui identici entrambi a tasso variabile (Euribor),  uno con tasso minimo al 3% e l’altro privo di limite.   Si intravede facilmente la maggiore gravosità economica del primo che, appunto, “obbliga” il sottoscrittore a pagare comunque il 3%  anche con una discesa dell’Euribor al di sotto della soglia prevista, impedendogli di beneficiare pienamente della sua riduzione.

 

Ed è sostanzialmente questo il motivo per cui consumatori e associazioni di consumatori come Avvocati al Tuo Fianco si stanno schierando contro l’inserimento di tale clausola, soprattutto negli ultimi anni, in cui malgrado i tassi bassissimi, le rate dei mutui non sono mai scese al di sotto della percentuale imposta dalla clausola floor. 

 

Numerosi sono i procedimenti stragiudiziali e giudiziali avviati nei confronti degli istituti di credito proprio per cercare di rendere nulla o inefficace la clausola in questione.

In particolare se ne sostiene la vessatorietà in quanto comporta a carico del consumatore un significativo squilibro dei diritti ed obblighi derivanti dal contratto stesso.

 

Recentemente però questa tesi è stata messa in discussione dall’Arbitro Bancario e Finanziario, un sistema alternativo e più rapido rispetto al ricorso al giudice per la risoluzione delle controversie tra i clienti e le banche e gli altri intermediari in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari.  L’arbitro infatti sosterrebbe che quando le clausole sono chiare e comprensibili non possono essere vessatorie. Solo in caso contrario, si potrebbe parlare di vessatorietà ma in relazione all’oggetto del contratto ed all’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi.
 
L’arbitro poi si spinge oltre suggerendo che, a fronte della limitazione posta dal floor,  il mutuatario godrebbe  di una agevolazione consistente in uno spread meno penalizzante che rappresenterebbe, quindi, la contropartita per l’accettazione della clausola.

 

Dunque, secondo le più recenti tendenze in ambito stragiudiziale, ciò che conta davvero è che la clausola floor sia debitamente pubblicizzata sotto il profilo della trasparenza: la sua indicazione dovrà emergere tanto nel foglio informativo quanto nel documento di sintesi dove vengono riportate le condizioni economiche del finanziamento e, in particolare, il tasso minimo di ammortamento globale.
Il che è assolutamente condivisibile, ma non può certamente liquidare la faccenda.

 

Sulla questione è intervenuta anche la Banca d’Italia che ha ammonito le banche ad applicare correttamente i tassi di interesse molto spesso non allineati con le rispettive previsioni contrattuali. 
L’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco non si ferma qui, sostenendo che chi avesse avuto tale trattamento dovrebbe poter richiedere il rimborso di quanto pagato indebitamente.

Ecco perchè vi sollecitiamo a fare innanzitutto il primo passo, ovvero verificare le reali condizioni alle quali è soggetto il vostro contratto di mutuo a tasso variabile e stabilire con professionisti preparati in materia, una strategia per approcciare il problema e ottenere il miglior risultato attraverso il più efficace rapporto costi-benefici.


Chiedeteci di analizzare il vostro mutuo.  Riscontreremo, documentandoli e spiegandoveli, gli eventuali problemi e il metodo adatto a risolverli.

Contattate l’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco chiamando il numero di tel.  0332 15 63 491 o il num. verde 800 91 31 81.
E non dimenticate di visitare il sito www.avvocatialtuofianco.org, per essere sempre aggiornati sulle nostre attività.

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