Affrontare il debito: le soluzioni legali

Wednesday, March 29, 2017

 

Come associazione consumatori, i legali di Avvocati al Tuo Fianco vengono spesso interrogati circa i metodi legali per affrontare i problemi con i creditori ed evitare di subire il pignoramento della casa, dello stipendio, del conto o della pensione.

 

E la verità è che risulta impossibile rispondere in modo univoco e generale a questo importante quesito.

Il diritto è «generale e astratto» per definizione, dunque non contiene risposte uguali per tutti. Ogni caso ha le sue condizioni e le sue soluzioni che impongono approcci differenti e valutazioni ponderate. Per cui, questa sintesi degli strumenti disponibili per contrastare i debiti rappresenta esclusivamente un tentativo di elencare le soluzioni più comuni e i rischi che ciascuna di essa presenta.
 
Fondo Patrimoniale: soluzione deboluccia

Il Fondo Patrimoniale dovrebbe tutelare la casa e gli altri immobili dal rischio di pignoramento se il creditore sapeva, al momento in cui è sorta l’obbligazione, che il debito è stato contratto per esigenze estranee al nucleo familiare. Quindi solo le obbligazioni sorte per esigenze di famiglia (l’acquisto della casa, l’avvio dell’attività lavorativa e il pagamento delle relative tasse, le spese di condominio o quelle universitarie per i figli) danno diritto al creditore di pignorare i beni inseriti nel fondo patrimoniale. 

In pratica, il fondo patrimoniale tutela solo dalle spese di natura voluttuaria o contratte per scopi speculativi. 
Peccato però che la Cassazione ha ampliato notevolmente il concetto di «spese contratte per esigenze della famiglia» rendendo praticamente inutile l’istituzione di un fondo patrimoniale per il piccolo risparmiatore.  Si può dire che di fatto il Fondo Patrimoniale è stato abolito.

 

Il fondo è peraltro revocabile entro 5 anni dalla sua costituzione, per debiti anteriori al fondo stesso, se il creditore dimostra che il debitore non ha altri beni (verosimilmente immobili) da pignorare e di pari valore.

Inoltre, con una nuova legge, si è reso pignorabile il fondo patrimoniale, anche senza revocatoria, se il pignoramento viene iscritto nei pubblici registri entro 1 anno dalla costituzione del fondo medesimo.

Il Fondo Patrimoniale non sembra più essere una soluzione abbastanza affidabile per tutelare i propri beni dal pignoramento.

 

Donazioni e vendite

Innanzitutto queste operazioni costano sia in termini di tasse che di compensi al notaio.

Ecco che, se già il debitore è appunto indebitato, affrontare altre spese potrebbe non essere un’idea abbordabile.

 

In aggiunta, anche questi atti possono essere revocati entro 5 anni dal loro compimento se si dimostra che il debitore non ha altri beni da pignorare e che, pertanto, ha ceduto i beni in malafede; oppure l’acquirente era consapevole dei debiti del venditore.

 

Se poi il pignoramento viene iscritto entro 1 anno dalla trascrizione dell’atto notarile, il creditore non necessita neppure dell’azione revocatoria per aggredire il bene donato.

 

Infine se il creditore è l’erario e il debito è in materia di Irpef o Iva e supera 50mila euro, al debitore che vende o dona i propri beni può essere contestato il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Se ci si vuole difendere dai debiti, quindi, è necessario effettuare vendite e donazioni prima ancora che il debito sorga: solo così l’atto è valido e non può essere né contestato, né revocato.


Il sovraindebitamento: ideale per i buoni pagatori

Avvocati al Tuo Fianco ha fatto ricorso e fa ricorso al sovraindebitamento nei casi di cittadini sommersi dai debiti, ma non sempre è possibile ed anche in questi casi noi tendiamo a raccomandare prudenza nell’intravedere facili stratagemmi ove di facile non cè nulla.

 

La legge 3/2012 offre la possibilità a chi è sopraffatto dai debiti, di accedere alla cosiddetta procedura di esdebitazione. Essa consente di ridurre drasticamente la propria esposizione debitoria sia quando il creditore è un solo soggetto, sia quando siano più di uno.
 
Per accedere a tale procedura è necessario che i debiti siano stati contratti senza colpa e senza “recidiva”. In sostanza il debitore deve essere sempre stato un buon pagatore. 
In aggiunta il debitore deve comunque avere un reddito al quale i creditori, secondo modalità e quantità precisate dal giudice, possano accedere per vedere soddisfatti i loro diritti.

 

Inoltre la procedura è possibile tanto nell’ipotesi in cui il creditore sia un soggetto pubblico (ad esempio, l’Agente della riscossione), quanto in quella in cui sia un soggetto privato (ad esempio una banca). L’importante è dimostrare la buona fede e l’impossibilità di pagare l’intero debito. Non rileva che il creditore sia uno soltanto o una pluralità.

 

Quindi il sovraindebitamento può riguardare:

- il privato che ha contratto troppi debiti nell’ambito della propria vita quotidiana (per esempio finanziarie, affitto, utenze, ecc.): in tal caso, meglio noto come piano del consumatore, l’interessato si rivolge al tribunale mediante uno degli organismi di composizione della crisi (anche un professionista) e presenta un programma di pagamento.  Il giudice ne valuta la meritevolezza ed eventualmente accorda l’autorizzazione con il taglio del debito che, in alcuni casi, ha raggiunto anche l’80%;
- l’imprenditore che, non potendo chiedere il fallimento, ha contratto debiti (anche fiscali) nell’ambito della propria attività: in tal caso, meglio noto come accordo con i creditori, il debitore presenta un programma di liquidazione – sempre tramite un organismo di composizione della crisi – ai creditori; se il 60% di questi lo approva il giudice lo vidima e ne prende atto, autorizzando la procedura.


La legge 3/2012 può essere una valida arma di difesa dall’aggressione dei creditori, ma devono evidentemente sussistere una serie di condizioni non proprio ovvie.

 

Come salvare il conto corrente
Se il debito è assodato e non può essere contestato, si può tentare di salvare almeno una parte del conto corrente dal pignoramento integrale a condizione che questo sia di appoggio per il pagamento di pensione o stipendi. 

 

Difatti, in questi casi il creditore può pignorare solo le somme che superano il triplo dell’assegno sociale (1.345,56 euro): quindi lasciando il conto con un saldo inferiore o, addirittura “a zero”, non si subirà il pignoramento.  Per i successivi importi che venissero accreditati a titolo di stipendio o pensione, il pignoramento potrà estendersi  fino a massimo un quinto.

 

Se poi il conto è cointestato a un’altra persona il pignoramento non può essere superiore alla metà.

Se il conto corrente è “affidato” – ossia vi è apertura di credito – e il correntista usa il conto nei limiti di tale credito offertogli dalla banca, esso non è pignorabile. 


Separazione vera o ... simulata
C’è chi, per tutelarsi dai debiti, fa la separazione dei beni con il proprio coniuge (recandosi dal notaio) o, addirittura, simula un procedimento di separazione legale consensuale e intesta tutti i beni al proprio coniuge. Anche quest’atto però, entro massimo cinque anni, può essere oggetto di revocatoria se simulato.

 

Cointestare i beni
Cointestare i beni non ne impedisce il pignoramento, ma se venduti all’asta il ricavato andrà diviso tra i proprietari e se uno di questi è debitore di una banca, la sua parte andrà a quest’ultima. 
 
Accordo con i creditori e saldo e stralcio
Proviamo a studiare il problema ponendoci dalla parte del creditore.  Le cause di recupero del credito sono spesso lunghissime, le procedure esecutive sono aleatorie, gli strumenti a disposizione dei debitori pongono ostacoli.  Ecco che, a fronte di tutte queste difficoltà, i creditori sono più inclini a cercare e trovare un accordo.

 

Tutto sta nel trovare il giusto equilibrio tra le parti che, specie in presenza di una contestazione da parte di chi deve pagare, è facile quando c’è buona volontà di “transigere”. 

Il consiglio forse più giusto, per chi si vuole difendere dai debiti, è proprio quello di contattare il creditore e tentare un accordo di «saldo e stralcio» e/o con una dilazione di pagamento. Attenzione però: se l’intenzione è di contestare il debito, chiedendo al creditore magari per iscritto di pazientare, non si fa altro che ammettere il proprio debito.

 

La prescrizione
Ultimo consiglio: prima di accingervi a pagare verificate quanto tempo ancora manca per la prescrizione, nel qual caso potreste liberarvi del problema senza dover corrispondere nulla.

 

La nostra esperienza
L’esperienza di Avvocati al Tuo Fianco i materia di crisi da sovraindebitamento è piuttosto ampia e diversificata.  Possiamo senz’altro affermare che laddove una strategia viene adottata in ragione della sussistenza dei necessari requisiti, le possibilità di successo o comunque di ottenere un risultato soddisfacente per entrambe le parti sono nettamente maggiori.


A nulla vale dunque, e sconsigliamo vivamente di accogliere questo genere di consigli, sposare una certa procedura solo perchè vive un momento di popolarità e tutti ne parlano come si trattasse del salvagente universale.


Pretendete sempre che la vostra specifica situazione debitoria venga esaminata e vagliata nel minimo dettaglio e rifuggite le generalizzazioni o le chiacchiere da bar.


Rivolgetevi solo ad avvocati e tecnici dotati della necessaria formazione in materia, come la squadra di professionisti che affiancano la nostra associazione.
In caso di dubbi su come affrontare i troppi debiti quindi non esitate a contattarci al numero 0332 15 63 491 o al num. verde 800 91 31 81.

 

Please reload

Chi siamo

Siamo una squadra di avvocati e professionisti a disposizione degli associati per un consiglio, una consulenza, un suggerimento legale in ogni momento o caso della vita.  UN AVVOCATO AL TUO FIANCO PUO' SEMPLIFICARTI LA VITA.

Contattaci
Cerca un contenuto nel sito
Ricerca per tags
Please reload

© 2023 by Biz Trends. Proudly created with Wix.com