Riconoscimento e disconoscimento della patria potestà


Quando un bambino nasce da una coppia sposata viene presunto figlio dei coniugi e acquisisce in via automatica la condizione di figlio con tutte le conseguenze giuridiche in termini di responsabilità genitoriale, spese di mantenimento, di cure, educazione e istruzione. Questa premessa esclude naturalmente il caso in cui uno dei coniugi disconosca espressamente il ruolo di genitore perchè ad esempio nato da una relazione esterna

Il matrimonio, infatti, determina l’attribuzione automatica dello stato di figlio dei coniugi.


Per i bambini nati fuori dal matrimonio invece occorre un titolo che attesti lo stato di figlio.


Il titolo sorge normalmente a seguito del riconoscimento.


Il riconoscimento è un atto mediante il quale l’uomo e/o la donna si attribuiscono la paternità e la maternità di una persona.


Quanto ai suoi effetti, il riconoscimento:

– comporta l’assunzione della responsabilità genitoriale e i diritti successori riguardo al genitore da cui è stato fatto

– produce (contrariamente al passato) effetti anche nei confronti dei parenti di colui che ha effettuato il riconoscimento, incluso il diritto dei nonni di rivolgersi al giudice nel caso in cui venga loro impedito di frequentare i nipoti.


Normalmente è l’uomo che si rifiuta di riconoscere il nascituro, ma anche la madre può rifiutarsi di riconoscere il figlio mantenendo l’anonimato al momento del parto. Ciò può verificarsi ad esempio nel caso di partoriente di figlio concepito fuori dal matrimonio.


Partiamo invece dal presupposto che il genitore voglia riconoscere il figlio; ecco come deve fare per provvedere.


Il riconoscimento dei figli nati fuori del matrimonio può avvenire tanto al momento della nascita quanto in un momento successivo da parte di uno o di entrambi i genitori con una apposita dichiarazione resa:

- davanti all’Ufficiale di Stato civile - in un atto pubblico (davanti ad un notaio), - in un testamento (in tal caso produrrà i suoi effetti dal momento della morte del testatore), - a seguito di una domanda rivolta al giudice tutelare.


Chi riconosce il figlio per primo non potrà dare indicazioni sulle generalità dell’altro genitore il quale, se vorrà in seguito riconoscerlo, dovrà prima essere autorizzato dal primo.


Dunque, il padre che si sia preso del tempo per «riflettere» prima di riconoscere il proprio figlio dovrà prima ottenere il consenso della madre del bambino.

L’intervento del magistrato è previsto d’obbligo solo in alcuni casi: - se entrambi i genitori hanno meno di 16 anni; in tal caso viene avviata in automatico la procedura per l’adottabilità del minore che, tuttavia, viene sospesa d’ufficio fino al compimento del 16simo anno di età dei genitori al fine di consentire loro di riconoscere il bambino. In ogni caso, fino al compimento della maggiore età, il sedicenne che ha riconosciuto il figlio non potrà esercitare la responsabilità genitoriale ma verrà nominato a questo scopo un tutore;

- i genitori siano persone tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta (ad es. tra padre e figlio) o in linea collaterale nel secondo grado (fratelli), oppure un vincolo di affinità in linea retta (come tra suocero e nuora).


Tutte le volte in cui uno dei due genitori ha riconosciuto il figlio per primo, il riconoscimento da parte dell’altro genitore può avvenire solo se c’è il consenso di chi per primo lo ha effettuato.


Perciò, se il bambino è stato riconosciuto prima dalla madre, al padre sarà consentito riconoscere il bambino solo se la donna acconsente (e viceversa).


In mancanza dovrà essere presentata una specifica domanda al giudice al fine di ottenere il consenso al riconoscimento negato dall’altro genitore. A tale domanda, il genitore che abbia riconosciuto per primo il figlio potrà opporsi argomentando le proprie ragioni. Di seguito il giudice, dopo aver assunto le opportune informazioni e ascoltato, ove possibile, il figlio, deciderà assumendo tutti i provvedimenti opportuni in relazione al suo affidamento e mantenimento e al suo cognome.

Va detto, in ogni caso, che il consenso del genitore che aveva già effettuato il riconoscimento non può essere negato se corrisponde all’interesse del figlio.


Talvolta il riconoscimento non è possibile in quanto contrario alla tutela del minore. Sottolineiamo che è possibile anche fare ricorso perchè una genitorialità venga disconosciuta dal giudice qualora per seri motivi sia contraria all’interesse del minore.


Nel caso in cui una persona abbia già lo stato di figlio perchè nato da relazione adulterina che non sia stato dichiarato tale al momento della nascita e che, perciò, risulti, per legge, figlio dei coniugi, sarà prima necessario ottenere il disconoscimento di paternità nei confronti del padre legittimo e solo dopo il padre biologico potrà riconoscere il figlio.


Nel caso in cui il minore abbia compiuto i 14 anni, occorre ottenere il previo consenso del minore.

La maternità e la paternità di una persona possono essere pretese giudizialmente dal figlio e dall’altro genitore - madre - in una fase successiva. Al padre questa prerogativa è preclusa. I riconoscimenti tardivi sono spesso motivati da pretese economiche mirate ad ottenere un mantenimento ecco perchè la giurisprudenza e la normativa sono prudenziali a riguardo.

La legge poi non richiede prove di veridicità, ma ammette l’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità.

Nello specifico tale azione essa può essere avviata: - dal figlio in qualsiasi momento; - dall’autore del riconoscimento (anche se era consapevole della falsità di quanto dichiarato) - entro un anno dal giorno dell’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita oppure (se si tratta del padre) dal giorno in cui ha scoperto di essere impotente a generare al momento del concepimento; - da chiunque ne abbia interesse entro massimo 5 anni dal giorno che il riconoscimento è stato annotato sull’atto di nascita.

Il figlio assume e mantiene per la vita il cognome del genitore che per primo ha effettuato il riconoscimento.

Paradosso: se, però, il padre riconosce il figlio dopo la madre, in tal caso, è possibile chiedere al giudice che il figlio assuma il cognome paterno, aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello materno; il contrario non è ammesso.

Se, invece, il figlio non viene riconosciuto da nessuno dei genitori, il nome e il cognome gli vengono attribuiti dall’Ufficiale di Stato civile.

Il riconoscimento del bambino, per gravi motivi, è ammesso anche prima della nascita. Si pensi al caso del genitore malato che non ha certezza di poter vedere il proprio figlio venire a questo mondo e lo voglia tutelare.


In tal caso, il riconoscimento produrrà i suoi effetti solo con la nascita del bambino. La dichiarazione può essere effettuata dalla madre o da entrambi i genitori, ma se è il solo padre a farla, occorre che vi sia stato il preventivo consenso della madre che ha già effettuato la dichiarazione.

Occorre inoltre che i genitori abbiano compiuto i 16 anni e che lo stato di gravidanza sia attestato da un certificato medico.


In associazione sono numerosi i casi di diritto di famiglia che coinvolgono minori, anche piuttosto spinosi. Ecco perchè vi invitiamo a rivolgervi a noi per qualunque faccenda che riguardano voi e il vostro nucleo famigliare.

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