La truffa dei diamanti: ecco come uscirne


Parliamo oggi dei diamanti proposti agli sportelli bancari perchè ci stanno capitando casi di questo genere in associazione e la materia comincia ad acquisire un certo peso.


Lo scorso ottobre, l’Antitrust ha multato per più di 15 milioni di euro due società venditrici di diamanti Intermarket Diamond Business (Idb) e Diamond private Investment (Dpi) e quattro istituti di credito (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e Banco Bpm) che hanno venduto le pietre a ignari clienti a valutazioni di partenza molto più elevate di quelle di mercato.


L’operazione di acquisto era stata proposta senza informare i clienti dei rischi reali e delle possibili difficoltà nel rivendere i preziosi acquistati.


Alcuni di questi istituti, e in particolare Intesa Sanpaolo e Unicredit, hanno iniziato a restituire i soldi ai risparmiatori anche molti piccoli.


E’ innegabile e anche l’antitrust lo ha accertato: le banche hanno certamente approfittato della inesperienza dei risparmiatori nel proporre investimenti su diamanti e pietre preziose.

Nessuna verifica sui prezzi di mercato dei diamanti, e i clienti venivano contattati e invitati a sottoscrivere contratti presentati come investimenti vantaggiosi e sempre in crescita.


L’Antitrust ha accertato che Intermarket Diamond Business (Idb) e Diamond private Investment (Dpi) hanno venduto diamanti con modalità omissive e ingannevoli a prezzi diversi dal valore reale del bene, convincendo i clienti che sarebbe stato possibile rivendere facilmente i diamanti ad prezzo sempre stabile o crescente rispetto a quello pagato.

Le banche hanno favorito questa pratica, soprattutto gli sportelli di Unicredit, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena.


Diversi altri istituti comunque risultano avere venduto diamanti ai risparmiatori.


L’attività di compravendita di diamanti esiste da secoli. Ha un suo fascino e riporta indietro nel tempo. Resta il fatto che è molto difficile valutare con certezza la pietra che si ha davanti. Tante volte può addirittura trattarsi di un falso. I casi di brutte sorprese si ripetono.


Il principio della truffa è quello di risucchiare i risparmi di chi spera di moltiplicare la liquidazione o di trasformare il salvadanaio in cassaforte.

L’untitrust comunque può intervenire solamente in caso di offerta abusiva, vale a dire priva delle autorizzazioni del caso, e a condizione che la proposta del sito si configuri come prodotto finanziario.


L’offerta di diamanti, può assumere le caratteristiche di offerta di un prodotto finanziario se siano esplicitamente previsti, anche tramite contratti collegati, elementi come ad esempio promesse di rendimento, obblighi di riacquisto, realizzazione di profitti ovvero vincoli al godimento del bene.

Il trucco consiste nell’approfittare della flutttuabilità del prezzo dei diamanti.

I diamanti da investimento sono un’illusione che può costare cara perchè le pietre sono quasi sempre vendute a prezzi più alti di quello che è il loro reale valore.

Sulle quotazioni c’è poca trasparenza ovvero poca conoscenza. Infatti non tutti sanno che soltanto la “punta” del diamante, vale a dire i diamanti di massima qualità, diventa da investimento. Si parla di meno del 2% del 20% del tagliato complessivo e non ha nulla a che vedere con le pietre da montare sui gioielli, che presentano caratteristiche meno eccellenti.

In più, a differenza dell’oro, che è quotato continuamente, il diamante non ha fixing. Vuol dire che è difficile avere certezze sul prezzo sia di acquisto, sia di vendita. Le variabili che determinano il prezzo di un diamante sono poi molteplici e, anche a parità di caratteristiche, le quotazioni alla vendita sono suscettibili di variazioni anche sensibili.Gli stessi istituti di certificazione internazionale indipendenti assegnano un “voto” e non un valore monetario alle pietre perché, delle caratteristiche che esaminano, solo il peso è misurabile e oggettivo. Le cosiddette ‘4C’ (cut/taglio, color/colore, clarity/purezza, carat/peso) possono combinarsi in 16.000 modi diversi! Il risultato è che qualsiasi valutazione è, in certa misura, soggettiva.


Le 4 C rappresentano: forma, peso, colore, purezza, taglio, fluorescenza e certificazione internazionale. Altra criticità è rappresentata dal mercato che viene determinato da produttori e distributori. Il mercato può modificare sensibilmente la liquidabilità del diamante da investimento.


Occorrerebbe quindi che la società di intermediazione si impegnasse al riacquisto in tempi brevi e determinati. È quello che in effetti promettevano Idb e Dpi, le due società dello scandalo “diamanti allo sportello di banca” che da sole controllano oltre il 70% del mercato in Italia.


Occorre poi guardare con attenzione alle certificazioni. Anche qui bisogna avere l’esperienza adatta. È comunque sempre opportuno affidarsi a degli operatori qualificati e magari da tempo sul mercato. Meglio evitare le improvvisazioni. In ogni caso è di fondamentale importanza che i potenziali acquirenti siano informati che si tratta di investimenti che possono presentare rischi non immediatamente percepibili.


Richiamiamo quindi l’attenzione del pubblico sulla necessità di prestare la massima cautela nell’effettuare tali operazioni e raccomandiamo di attenersi sempre alla regola generale di considerare l’adesione a proposte contrattuali solo quando se ne abbia un’adeguata comprensione e solo quando siano assistite da una documentazione chiara e completa.

In sintesi, cosa può fare il risparmiatore che abbia investito in diamanti o pietre preziose?


L’antitrust non può ordinare alle Compagnie o la Banca di rendere i soldi ai clienti. Solo un giudice può condannare le banche alla restituzione annullando il contratto.


Per prima cosa è necessario inviare un reclamo formale preparatorio per una successiva azione legale e per interrompere la prescrizione. Il reclamo va inviato tramite raccomanda AR indirizzata alla sede legale del venditore e della banca, oppure incaricare il nostro ufficio.



Qualche banca ha restituito di sua spontanea volontà il denaro investito a suo tempo.

Tuttavia rimane opportuno avviare subito una azione legale per chi ha effettuato rilevanti acquisti.


Ci sono già cause avviate e il nostro ufficio ne ha talune in carico.

Poi ricordiamo che è’ diritto di ogni cittadino denunciare o querelare se ritiene sussistenti profili penali.


Raccomandiamo l’azione personale rispetto all’azione di classe perché mancano i presupposti per l’applicazione dell’art. 140-bis del codice del consumo. In particolare non esiste identità dei diritti individuali tutelabili dato che ogni persona ha acquistato una quantità diversa di diamanti a prezzi diversi e in tempi diversi.


Completamente autonomi saranno quindi gli importi da chiedere in restituzione e a titolo di risarcimento del danno. Lo strumento processuale idoneo a tutelare i clienti è invece l’azione civile ordinaria.


Il diritto alla restituzione del prezzo pagato si prescrive in 10 anni.


Quindi chi ha acquistato diamanti ai limiti di tale periodo deve immediatamente provvedere ad inviare una diffida e costituzione in mora alla Banca e alla Compagnia per evitare di restare disarmato.


A chi intende proporre azione legale consigliamo di ritirare le pietre.


Anche se i diamanti valgono molto meno del prezzo pagato non è il caso di correre ulteriori rischi.


Ciò che noi innanzitutto chiediamo di fare è un’indagine sulla qualità delle pietre acquistate o che si è in procinto di acquistare.Il perito gemmologico che collabora con la nostra associazione è un professionista incaricato dall’istituto gemmologico italiano.


Saremo in grado di effettuare la perizia del caso e una prima preanalisi non vi costerà altro che la quota associativa e un contributo per il professionista di circa 100 euro per pietra.


Non esitate a contattarci per sapere cosa potete pretendere e cosa dovete fare per ottenerlo.


Associazione Avvocati al Tuo Fianco:

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