Cosa fare quando non ci viene pagato lo stipendio?


La crisi economica, l’azienda alle prime armi, problemi gestionali con amministratori disonesti, clienti che non pagano, fornitori che strozzano, non sono giustificazioni valide per il datore di lavoro che non paghi il salario ai suoi dipendenti.


Il dipendente in effetti non è tenuto ad assumersi il rischio d’impresa.


Il salario è un diritto riconosciuto nonchè un titolo di credito spettante ad ogni lavoratore.


E non riceverlo è una grave violazione commessa dal datore di lavoro. Chi si ritrovi quindi, per un periodo più o meno prolungato, a lavorare senza compenso, sappia che ha tutto il diritto di esortare e obbligare il proprio datore di lavoro a darsi una mossa e pagare lo stipendio.


I rapporti di datore - dipendente poggiano sulle fondamenta del contratto di lavoro, che ne regola mansioni, orari, retribuzioni e clausole. Alla base c’è il principio intoccabile sancito dalla legge che il contratto di lavoro subordinato è un accordo mediante il quale un lavoratore obbliga se stesso a lavorare alle dipendenze di un datore di lavoro, e quest’ultimo si impegna a corrispondere un salario per quell’opera di lavoro prestata.


Principio ribadito dai contratti collettivi, che hanno stabilito per legge le retribuzioni minime di ogni mansione, sotto le quali nessun datore di lavoro può scendere. Tuttavia questa discesa verticale si verifica spesso e il diritto al salario viene ancor più spesso violato.


Innanzitutto si deve prestare attenzione a ciò che si firma; come sempre noi dell’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco ribadiamo, l’origine dei problemi risiede spesso in una firma apposta con leggerezza (sede di Milano: via Massena 2/a, 1045 Milano cell 333 470 2006; sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: Viale Saffi 26 40026 Imola (BO) tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086;sede di Roma: Via Sandro Botticelli 1, 00196 Roma, tel. 06 211 29940 cell. 320 697 48 32; sede di Modena: cell. 334 26 82 453, sede nazionale e Lombardia: Viale Valganna 29, Varese tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418).


A fine mese, di fronte al prospetto paga, il dipendente dovrebbe firmare solo per ricevuta e non per quietanza. L’area di firma sta in fondo al documento ed è necessario appurare a quale titolo si stia firmando. La firma per ricevuta attesta di avere ricevuto il cedolino, mentre la firma di quietanza attesta la ricezione della somma spettante. La legge sta cambiando ma, in linea generale: niente accredito; niente firma.


Un’altra mossa decisiva è la messa in mora. La lettera di messa in mora indirizzata al vostro datore,può intimare, con cautela, la corresponsione del salario.

È formale ma non minacciosa e può essere scritta dal dipendente stesso senza l’aiuto di un avvocato. Nel testo vanno inseriti l’oggetto, la descrizione della richiesta e un limite di tempo entro cui il capo dovrebbe adempiere al suo dovere. Normalmente e per evitare un ampliamento del problema, il messaggio viene colto la morosità risolta con l’accredito dello stipendio.


Quando ciò non si verifica si procede ad un primo tentativo di conciliazione - non obbligatorio - rivolgendosi alla Direzione territoriale del lavoro (Dtl), chiedendo, mediante lettera scritta (ogni Dtl di solito ha dei modelli prestampati), di costituire un’apposita Commissione che avrà il compito di fissare un’udienza per risolvere il problema e cercare un accordo tra le parti in causa, ciascuna assistita da un proprio rappresentante.


In pratica, il lavoratore presenta, anche personalmente una richiesta scritta di convocazione della Commissione di conciliazione (in genere, ogni DTL ha dei modelli prestampati da compilare; diversamente, bisognerà indicare i nomi delle parti, la natura del rapporto di lavoro; il credito maturato e le buste paga non corrisposte).


La Commissione comunicherà successivamente alle parti una data di udienza e, in quella sede, assistite da un rappresentante ciascuno, le parti verranno stimolate a trovare un accordo.


Se le parti trovano un accordo, il relativo verbale è titolo esecutivo nei confronti del datore di lavoro; per cui, se quest’ultimo non mantiene fede agli impegni presi con la conciliazione, il lavoratore avrà un documento della stessa efficacia di una sentenza della Cassazione (cioè non più modificabile o impugnabile).


Se anche questo tentativo fallisse ci si rivolge sempre alla Direzione territoriale del lavoro chiedendo una conciliazione monocratica. Vengono quindi attivati gli ispettori del lavoro che avviano una serie di verifiche sul posto di lavoro per accertare che non siano state violate le norme sul diritto del lavoro e sul versamento dei dovuti contributi, pena pesanti sanzioni.


Si tratta di un procedimento facoltativo ed è volto a trovare una intesa tra le parti. Ma qualora gli ispettori evidenziassero delle violazioni di norme lavoristiche e sui contributi.potrebbero comminare al datore di lavoro sanzioni particolarmente severe e alte. Perciò questa è un’arma a doppio taglio. Infatti, il datore di lavoro, costretto a pagare le sanzioni all’erario, potrebbe poi non avere più la disponibilità economica per corrispondere le somme dovute al lavoratore.


Se ancora nulla si smuove e vengono addotte giustificazioni al mancato pagamento del dovuto ad es. le multe pagate a causa vostra allora è utile munirsi di avvocato e di una prova del mancato pagamento di stipendio (esempio una busta paga non firmata per quietanza).


Il vostro legale presenterà immediatamente ricorso per decreto ingiuntivo e sarà direttamente il tribunale ad obbligare il datore di lavoro a saldare il debito entro i 40 giorni di tempo disponibili.

Chiaro che il debitore può presentare opposizione e in tal caso parte il giudizio ordinario. Si andrà cioè a finire in tribunale e si dovrà essere muniti di tutte le prove che riuscite a trovare (testimoni compresi). Un procedimento sicuramente più lungo del decreto ingiuntivo. Dopo il decreto ingiuntivo ignorato, scatta l’esecuzione forzata. Si va cioè a mettere mano mediante un titolo esecutivo ai beni di questa persona: conti correnti, immobili, beni mobili e qualunque cosa possa essere soggetta a pignoramento.


Se l’azienda fallisce invece si può accedere al Fondo di Garanzia Inps per un credito vantato di non meno di 30 mila euro e per aziende piuttosto grandi. È una procedura non immediata, che permette al lavoratore di riscuotere gli ultimi tre stipendi e il Tfr. Per le restanti somme che deve ricevere e che non sono coperte dal fondo Inps invece il dipendente deve fare richiesta al Tribunale in cui il fallimento è stato aperto, chiedendo di essere inserito nella lista dei creditori che si spartiranno i ricavi derivanti dal fallimento stesso (insinuazione al passivo). Anche in questo caso si devono portare le prove dell’effettivo credito vantato. Una tutela molto importante per qualunque lavoratore si trovi senza stipendio è quella che gli consente di dare le dimissioni senza il preavviso che i normali contratti prevedono. È sufficiente comunicare che si lascerà il lavoro indicando la propria giusta causa. In questo caso, nonostante le dimissioni volontarie, avrà comunque diritto a percepire l’indennità di disoccupazione.


Noi consigliamo sempre di cercare alternative diplomatiche e concilianti, per non rendere difficili i rapporti inutilmente. Talvolta il datore di lavoro può trovarsi in uno stato di difficoltà temporanea e non vale la pena alzare la voce, ma può essere più utile specie in prospettiva e visto l’attuale mercato del lavoro, essere concilianti.


Quindi è sempre meglio calmare gli animi e riflettere prima di agire in modo impulsivo. Ricordate che in ogni caso ci sono 5 anni di tempo prima della prescrizione del diritto a partire dalla data della fine del rapporto di lavoro.


Una situazione diversa si pone invece se la busta paga viene integralmente pagata, ma l’importo risulta non congruo rispetto a quanto svolto. In tal caso la causa per ottenere le differenze retributive può sempre essere intentata, a prescindere dall’aver firmato per quietanza la busta paga.

L’associazione consumatori dispone di professionisti, consulenti del lavoro e legali competenti in materia di diritto del lavoro, vi invitiamo perciò in caso di problemi o dubbi di contattarci e chiederci il giusto consiglio.

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