Il divieto di immissioni moleste e il limite di tollerabilità


Molti casi in carico all’Associazione Consumatori Avvocati al Tuo Fianco (sede di Milano: via Massena 2/a, Milano cell 333 470 2006; sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086, sede di Modena: cell. 334 26 82 453, sede nazionale e Lombardia: tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418) hanno a che fare con le immissioni che creano disturbo al vicino di casa o al condominio.


L’art 844 del codice civile contiene il cosiddetto divieto di immissioni per il quale è interdetta al proprietario di un fondo la possibilità di determinare immissioni nel fondo del vicino se superano la normale tollerabilità.


Per immissioni possono intendersi tutte quelle intrusioni di tipo immateriale (fumo, calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e consimili) che derivano direttamente o indirettamente dall’attività del proprietario di un fondo e che finiscono per interferire in modo negativo con il diritto di proprietà del vicino limitando se non impedendo il legittimo e pieno godimento del fondo stesso.


Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi. Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà e o può tener conto della priorità di un determinato uso.


Importante dunque affrontare il tema della “normale tollerabilità” e approfondirne il significato.


Innanzitutto facciamo alcuni esempi di ciò che si intende per “immissioni” ex art. 844.: Il condomino dell’appartamento sovrastante che cammina con i tacchi alle 5 del mattino, oppure che scuote la tovaglia facendo cadere le briciole nel tuo terrazzo, oppure che tiene alta la radio, la televisione, oppure che russa sonoramente, oppure il traffico di una strada non adeguatamente insonorizzata dall’ente gestore o una fabbrica o un laboratorio vicino...ecco tutti questi sono casi di immissione che esubera rispetto alla normale sopportabilità prevista dal codice.


Ma, in concreto, cosa deve fare chi rimane vittima di una «immissione» di rumore, fumo, materiali, rifiuti, esalazioni e così via? L’approccio civilistico è solo uno dei vari possibili, in realtà si possono scegliere diverse strade, in alcuni casi anche contemporaneamente.


Dal punto di vista civilistico classico si pone in prima linea il criterio della «normale tollerabilità», una regola abbastanza generica per cui, ad esempio, si può dire che il rumore di calpestio con scarpe normali, pur esistente, deve essere tollerato, dal momento che comunque una persona nel proprio appartamento ha diritto di camminare, mentre invece se – per le calzature indossate ma anche per le caratteristiche di scarso assorbimento dei rumori nel pavimento, specialmente delle costruzioni più vecchie (i nuovi edifici sono muniti di uno strato fonoassorbente chiamato «antitacco») – il rumore è tale, poniamo, da impedire il sonno, allora la conclusione è diversa. La materia delle immissioni è di competenza per materia del Giudice di Pace, questo rappresenta un vantaggio per chi sceglie di agire secondo l’approccio civilistico, perchè le cause dal Giudice di Pace sono solitamente più semplici e veloci rispetto al tribunale, inoltre c’è più spazio per qualche tentativo di conciliazione che in materie come questo ha buoni spazi di manovra. Chi vuole fare una causa per immissioni dal Giudice di Pace deve munirsi di un legale. Se la situazione è grave e richiede un intervento urgente, si può anche proporre un ricorso ex art. 700 cod. proc. civ., cioè appunto un ricorso cautelare d’urgenza, ma in questo caso ci si deve rivolgere necessariamente al Tribunale.


Secondo una giurisprudenza ampiamente consolidata il limite della normale tollerabilità è superato allorché la differenza tra il rumore complessivamente misurato e il rumore di fondo eccede i 3 db; trova pertanto applicazione il cosiddetto criterio comparativo che viene rapportato alla considerazione di un ipotetico “uomo medio” permettendo di superare lo scoglio di una definizione soggettivistica di rumore e che si basa sulla considerazione che un aumento di 3 decibel del rumore di fondo comporta sul piano della fisica un raddoppio dell’intensità sonora che non può essere in alcun modo accettabile per il proprietario dell’immobile che subisce l’immissione rumorosa.


Tuttavia il legislatore al secondo comma dell’art. 844 pone un limite al criterio della normale tollerabilità, sottolineando che si deve in ogni caso tenere conto della priorità di un determinato uso.


Perciò se il limite dei 3 decibel troverà di norma piena applicazione nel caso del rumore che il proprietario di un immobile per civile abitazione situato in un centro abitato subisce ad opera dell’incauto proprietario di un locale limitrofo o attiguo adibito ad officina meccanica, tale criterio non troverà applicazione o se si vuole il concetto di normale tollerabilità muta e risulta essere meno restrittivo per il soggetto inquinante nell’ipotesi in cui gli stessi fatti si svolgano in un territorio adibito a zona industriale o artigianale.


Questi problemi poi possono essere affrontati seguendo l’approccio pubblico-amministrativo. Ad esempio, può essere che le immissioni abbiano rilevanza per quanto concerne la salute pubblica nel caso di immissioni illegittime di liquami o acque luride o di esalazioni di gas; può essere, ancora, che i rumori di cui si è vittima siano tali da determinare un vero e proprio inquinamento acustico e quindi un danno, nuovamente, per la salute. In questi contesti unitamente alla causa civile o prima di essa, si può chiedere l’intervento delle Autorità pubbliche preposte al controllo delle situazioni di salubrità generali degli edifici e dei luoghi, tra cui l’Azienda Sanitaria Locale e il Sindaco del Comune di competenza, inoltrando un esposto, meglio se ben documentato dalla relazione di un tecnico, con l’invito a voler provvedere.


Infine l’approccio può essere quello penale. L’art. 674 cod. pen. prevede che «chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a lire quattrocentomila». In questi casi, quindi, si può presentare una denuncia, se si ritiene che sia il mezzo più idoneo per far cessare o diminuire le immissioni. In questo caso non occorre l’assistenza di un legale, anche se naturalmente è assolutamente consigliata, insieme a quella di un tecnico che possa fornire una adeguata relazione sulla consistenza e natura delle immissioni.


Importante ricordare che sebbene l’articolo 844 sia fondamentale nell’ambito delle cause per immissioni rumorose intentate tra le parti, non si può non considerare che le immissioni rumorose oltre a determinare un sacrificio spesso inaccettabile per il proprietario dell’immobile che le subisce, costituiscono una seria e pericolosa minaccia al prioritario bene della salute che è tutelato costituzionalmente dall’art. 32 della costituzione potendo comportare danni sia di natura fisica che psichica.


Come si vede, dunque, il problema può essere affrontato in diversi modi.

Il primo passo per trattare problemi di questo tipo è sempre far inviare una diffida tramite un avvocato, che, a seconda della situazione, può essere inviata, oltre che alla controparte, anche agli enti potenzialmente interessati.


Dopo l’invio della diffida, occorre valutare in base ai risultati ottenuti o meno. Chiaramente il passaggio successivo è quello dell’iniziativa in sede giudiziaria, quello che si attiva più comunemente in sede civile e l’eventuale ricorso a provvedimenti d’urgenza (possessorio, denuncia di nuova opera, danno temuto, 700, ecc.) che va però valutato caso per caso.


E’ legittimato ad agire in giudizio avverso il soggetto inquinatore sia il proprietario dell’immobile sia chi ne gode a ben diritto (ad es: familiari del proprietario, locatari)

L’azione può essere intentata tanto nei confronti del proprietario dell’immobile dal quale si propagano i rumori quanto nei confronti del locatario dello stesso.


Ciò che si può chiedere è l’inibitoria dell’attività rumorosa: ciò significa che il giudice può ordinare l’esecuzione di interventi volti a limitare il rumore al fine di ricondurlo nell’ambito della normale tollerabilità e finanche la cessazione delle attività produttive rumorose, stante l’impossibilità (tutt’altro che infrequente) di ricondurre le immissioni sonora nell’ambito della normale tollerabilità, avuto riguardo alla condizione dei luoghi.


E inoltre possibile richiedere (con le dovute differenze legate alla varietà di situazioni ipotizzabili) il risarcimento del danno consistente nella perdita di valore dell’immobile, il risarcimento del danno alla salute, il risarcimento del danno esistenziale e in taluni casi anche i danni morali ove risultasse che le immissioni rumorose siano frutto di un’attività illecita sanzionata penalmente e laddove il reato si fosse configurato o astrattamente configurabile.


Nel caso soffriste di un cattivo rapporto di vicinato dovuto ad una problematica di immissioni moleste, non evitate a contattare l’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco: Avvocati al Tuo Fianco Nazionale e Lombardia - tel . 0332 15 63491 - cell. 392 72 13 418 - n. 800 91 31 81 Avvocati al Tuo Fianco Emilia Romagna - tel . 0542 190 32 54 - cell. 338 65 67 086- n. 800 91 31 81 Avvocati al Tuo Fianco Modena e Veneto cell. 334 26 82 453 - n. verde 800 91 31 81 www.avvocatialtuofianco.org https://www.facebook.com/associazioneconsumatoriavvocatialtuofianco/ https://www.facebook.com/Avvocatialtuofiancoemiliaromagna/ https://www.facebook.com/Associazione-Consumatori-Avvocati-al-Tuo-Fianco-Modena-1413804971983274/

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