Forme particolari di pignoramento sui beni mobili: come funziona e forme di tutela

Tuesday, March 27, 2018

 

Numerose le pratiche di pignoramento che vengono sottoposte all’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco  (sede di Milano: via Massena 2/a, Milano cell 333 470 2006; sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086, sede di Modena: cell. 334 26 82 453,  sede nazionale e Lombardia: tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418).

 

Il pignoramento presso terzi, ed in particolare il pignoramento del conto corrente bancario o postale del debitore, è una delle forme preferite di pignoramento per i suoi costi ridotti ed i tempi ristretti.

 

Perciò l’opportunita del pignoramento delle cose mobili del debitore rimane una alternativa nei casi in cui quello presso terzi risulti particolarmente laborioso se non infruttuoso.

 

Il creditore, per ottenere la somma di denaro che gli è dovuta in forza di un titolo esecutivo (sentenze, decreti ingiuntivi, assegni, cambiali, contratti di mutuo…), può pignorare i beni mobili del debitore ai sensi degli artt. 513 – 542 c.p.c.

 

Innanzi tutto, se è stato promosso il pignoramento immobiliare, “il creditore può far pignorare insieme con l’immobile anche i mobili” ex art. 556 c.p.c. rivolgendosi all’Ufficiale Giudiziario competente nel luogo in cui deve essere effettuato il pignoramento.

La regola vuole che il debitore risponda delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, tuttavia, esistono beni impignorabili.

 

Sono beni impignorabili:

1) i beni indicati nell’art. 414 c.p.c., ovvero i beni strettamente personali di cui si esclude la giustizia del pignoramento per motivi umanitari, sentimentali, spirituali;

2) i diritti d’uso e di abitazione, i diritti nascenti dal contratto di comodato o di locazione, in quanto l’espropriazione non può pregiudicare i diritti e prescindere dalla volontà del terzo, che ha concesso questi diritti o ha stipulato tali contratti; i beni destinati al culto cattolico;

3) i beni del demanio pubblico di cui agli artt. 822 e 824 c.c. (musei, biblioteche, archivi …) a meno che l’Autorità amministrativa non dichiari il loro passaggio dal demanio al patrimonio dello stato ex art. 829 c.c.;

4) i beni del patrimonio indisponibile di Stato, Province e Comuni ex art. 826 c.c., quando vi sia stato apposto il vincolo di destinazione di servizio pubblico. Non è sufficiente che vi sia un provvedimento amministrativo che apponga il vincolo, bensì si rende necessaria anche l’effettiva destinazione a quel servizio;

5) le aziende, intese come complesso di beni mobili organizzati dall’imprenditore. Attenzione, si possono pignorare i singoli beni che le compongono, ma non complessivamente considerati come azienda ex art. 2555 c.c.

6) le quote delle società di persone, cooperative e mutue assicuratrici, le quote e le azioni del socio di società cooperativa, per i debiti particolari del socio;

7) i beni del fondo patrimoniale, i beni della comunione legale dei coniugi per i debiti contratti da uno dei coniugi prima del matrimonio, i frutti dei beni di proprietà del figlio minore per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per esigenze estranee a quelle della famiglia;

8) Nonchè tutti gli altri beni indicati dalla legge come impignorabili, secondo elencazioni tassative e non estensibili.

 

L’Ufficiale Giudiziario dovrebbe rifiutarsi di eseguire il pignoramento su tali beni, in caso contrario, il debitore potrà opporsi all’esecuzione tramite un avvocato, dimostrando l’inesistenza del diritto del creditore a procedere all’esecuzione sui beni.

 

Sono beni pignorabili
Tutti i beni mobili presenti nella casa del debitore, sia che sia di sua proprietà, sia che la conduca in locazione, ma anche i beni presenti in qualsiasi luogo con i quali il debitore abbia uno stabile ed abituale rapporto di fatto. E’ altresì possibile il pignoramento dei beni  del debitore presenti in luoghi non appartenenti allo stesso, ma di cui il debitore abbia la disponibilità materiale.

 

Se nell’abitazione del debitore sono presenti più conviventi, sono pignorabili tutti i beni presenti all’interno della casa, per i debiti di ciascun convivente, indipendentemente da chi ne sia il proprietario: il convivente che abbia ingiustamente subito il pignoramento potrà tuttavia opporsi, rivolgendosi ad un avvocato il quale dovrà presentare in Tribunale l’opposizione di terzo di cui all’art. 619 c.p.c., fornendo la prova della sua proprietà (fatture d’acquisto, ricevute, scritture private con data certa …).

Casi particolari di pignoramenti mobiliari

 

Il pignoramento della cassetta di sicurezza presente in Banca si attua con il pignoramento mobiliare e non con il pignoramento presso terzi, anche perchè la Banca non conosce il contenuto della cassetta e dunque non potrebbe rendere la dichiarazione ex art. 547 c.p.c.

 

In caso di fallimento del debitore, l’accesso alla cassetta di sicurezza è consentito solo al Curatore fallimentare, che si sostituisce al debitore e ne prende in consegna i beni.

 

I titoli di credito sono tra i beni che l’Ufficiale Giudiziario deve “preferire” in sede di pignoramento mobiliare. Il pignoramento coinvolge tanto la cartula, quanto il diritto di credito in esso incorporato.

Se tuttavia il titolo di credito si trova nella disponibilità di un terzo, il creditore dovrà pignorare con le forme del pignoramento presso terzi (perchè si pignora un credito). Allo stesso modo dovranno seguirsi le forme del pignoramento presso terzi quando si voglia pignorare un titolo rappresentativo di merci o un documento di legittimazione nominale, ma anche un certificato di deposito bancario.

 

Tali titoli di credito possono essere al portatore, all’ordine o nominativi.

 

Sono soggetti al pignoramento diretto i libretti al portatore, ai quali si riconosce la natura di titoli di credito.


Al contrario, sono soggetti al pignoramento presso terzi i libretti nominativi, in quanto non sono destinati alla circolazione e non incorporano il diritto nel documento.

 

Le azioni al portatore sono pignorabili ai sensi dell’art. 1997 c.c.


Le azioni nominative richiedono, dopo il pignoramento, la doppia annotazione (sul titolo e nei registri dell’emittente). Entrambe tali annotazioni competono all’emittente, il quale provvederà su richiesta del creditore e del custode incaricato.

 

Tali annotazioni sono necessarie affinché il vincolo pignoratizio abbia efficacia verso l’emittente e verso i terzi.

 

Il pignoramento dei fondi comuni d’investimento e dei titoli di stato, essendo immessi nei sistemi di gestione accentrata, si attua sulla quota del partecipante alla comunione pro quantitate sulla massa di titoli accentrata.

 

Ne consegue che:

– il creditore deve notificare al terzo (Banca depositaria) l’atto di cui all’art. 543 c.p.c.;

– il creditore deve notificare al terzo anche l’avviso di cui all’art. 599 c.p.c.: ordine di lasciare separare al debitore la sua parte di quote comuni senza ordine del giudice.

 

Quando il creditore voglia pignorare le quote di una società a responsabilità limitata (ammesso dal 2003 con l’introduzione dell’art. 2471 c.c.), sarà necessaria la notifica del pignoramento tanto al debitore quanto alla società. Gli amministratori dovranno provvedere all’annotazione dell’evento nel libro soci ed il creditore dovrà provvedere all’iscrizione nel registro delle imprese del pignoramento.

Resta dubbio se debbano adottarsi le forme previste dalla legge per il pignoramento mobiliare o per il pignoramento presso terzi. Secondo la giurisprudenza si tratta di un procedimento esecutivo sui generis.

 

Il pignoramento delle quote di società di persone, secondo la più autorevole giurisprudenza non possono essere oggetto di pignoramento fin quando non si verifichi lo scioglimento della società o del rapporto limitatamente al socio debitore. Ciò in quanto i rapporti tra i soci sono ispirati all’intuitus personae e quindi le quote possono essere trasferite solo con l’accordo tra tutti i soci.

 

La Cassazione con la sentenza n. 15065/2002 ha tuttavia affermato che tale pignoramento diventa possibile quando lo statuto sociale preveda la trasferibilità della stessa.

 

Il pignoramento dei marchi e dei brevetti interessa beni mobili registrati e quindi pignorabili ai sensi dell’art. 137 del Codice della Proprietà Industriale.
L’atto di pignoramento deve essere trascritto a pena di inefficacia entro 8 giorni nei registri dell’Ufficio Italiano Marchi e Brevetti. Fintanto che non vi sia la trascrizione, gli atti non hanno effetto nei confronti dei terzi che abbiano acquistato diritti sul titolo di proprietà industriale.

 

Il domain name - nome di dominio -  non è pignorabile in quanto la sua natura giuridica non è ancora ben definita (non è nè diritto reale nè diritto di credito). Il nome di dominio ha grande affinità con l’insegna dell’impresa (ne rappresenta il nome e si collega al marchio) e come tale non pare possibile venderlo a terzi.

 

La questione merita ulteriore approfondimento e nel futuro si moltiplicheranno i tentativi di aggredire quello che sicuramente è un asset del debitore ed in quanto tale suscettibile di esecuzione.

 
L’associazione Avvocati al Tuo Fianco ha molte esperienze in materia di pignoramento, esdebitazione, accordo con i creditori e liquidazione dei beni, vi invitiamo perciò a contattarci qualora riteneste di avere i requisiti e la necessità di accedere ad una delle tre procedure:
Avvocati al Tuo Fianco Nazionale e Lombardia - tel . 0332 15 63491 - cell. 392 72 13 418 - n. 800 91 31 81
Avvocati al Tuo Fianco Emilia Romagna - tel . 0542 190 32 54 - cell. 338 65 67 086- n. 800 91 31 81
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