Se la TARI è troppo alta, forse vi spetta il rimborso



E’ ormai ufficiale: un nutrito gruppo di comuni italiani ha sbagliato nell’attribuzione della TARI imputando somme nettamente superiori a quelle realmente dovute ed è arrivato il momento, per chi ha sofferto di questo errore, di chiedere il rimborso.


L’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco (sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086, sede di Modena: tel. 0535 25 331 / cell. 339 620 21 73, sede nazionale e Lombardia: tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418) assiste gli associati che temono di essere stati vittime di tale problematica sia nel calcolo del rimborso a cui possono avere diritto sia nell’inoltro della richiesta che nell’eventuale successivo ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente.

I comuni avrebbero male interpretato la normativa ed applicato un regolamento impreciso che di fatto ha portato gli utenti domestici, a pagare di più la quota variabile di Tari, tassa sui rifiuti.


La svista sarebbe consistita nell’applicazione illegittima della quota variabile anche alle pertinenze della casa domestica non assoggettabili alla tassazione, come confermato dalla risposta all’interrogazione parlamentare dello scorso 18 ottobre.


Per capire l’origine del problema, bisogna tornare al 2014 con il passaggio dalla Tarsu, Tia 1e Tia 2 prima, poi alla Tares ed infine alla Tari, a quando le modifiche alla normativa sulla tassa sui rifiuti, portarono all’applicazione del metodo normalizzato (Dpr 158/99) con la conseguente distinzione tra quota fissa TARI e quota variabile TARI calcolate considerando rispettivamente la superficie calpestabile ed il numero di occupanti, e la seconda collegata solo al numero degli occupanti.


Pertanto sulla base dei suddetti chiarimenti, l’importo della tassa è data dalla somma delle quote fisse che gravano sulla casa e sulle pertinenze quali garage o cantina e poi al totale deve essere aggiunta anche la quota variabile.


Il risultato è stato aver fatto pagare agli utenti domestici bollette TARI gonfiate con importi addirittura moltiplicati.


Molti i comuni coinvolti già individuati: Milano, Genova, Napoli:, Catanzaro, Cagliari, Ancona, Rimini, Siracusa, sottolineando anche che il numero potrebbe essere molto più vasto.


Nel frattempo il Dipartimento Finanze del ministero dell’Economia è già a lavoro per approvare in tempi strettissimi, un documento che chiarisca una volta per tutte il calcolo TARI.


Per sapere se avete diritto al rimborso e a quanto può ammontare tale rimborso, l’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco può esservi d’aiuto. Occorre che vi procuriate i bollettini Tari o gli F24 Tari inviati dal Comune e che riportano anche i calcoli della tariffa applicata sulla singola unità immobiliare e sulle pertinenze e gli avvisi di pagamento dove viene indicata l’entità della quota variabile. Inoltre serve l'avviso di pagamento.

L’avviso di pagamento è utile anche per fare una valutazione del dettaglio delle somme che consistono in genere nei dati catastali dell’immobile, la superficie assoggettata alla tassazione, il numero degli occupanti, la quota fissa e variabile distinta per ogni unità immobiliare.


Appurato che abbiate diritto al rimborso, l’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco vi può poi assistere nella presentazione della domanda attraverso apposito modulo debitamente compilato, inviato via raccomanda A.R. e con allegate le bollette ingiuste.


La richiesta viene poi inviata al comune o al gestore del servizio che operi in luogo del comune e nel caso non si ottenga alcuna risposta entro 90 giorni è possibile fare ricorso presso la Commissione Tributaria Provinciale competente.

Da ricordare che i tempi di prescrizione sono di 5 anni.


Se invece il comune e/o il gestore rigettano espressamente la domanda, il ricorso deve essere proposto entro e non oltre 60 giorni dalla notifica del diniego.

Nel caso in cui il contribuente non abbia pagato la bolletta Tari e riceva un avviso bonario, per sapere se è stato applicato il corretto regolamento nei calcoli, si dovrà impugnare l’atto di liquidazione entro 60 giorni dalla notifica.

In caso di contenzioso pendente, va detto che se l’utente non segnala subito, in sede di motivi di ricorso, la questione della illegittimità della quota variabile, non potrà più farlo.


Mentre per quanto riguarda i tempi di rimborso da parte dell’Ente, sempre secondo la stessa norma, dice che è entro 180 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, ma non è da escludere un eventuale silenzio-rifiuto da parte dell’ente.


Importante sottolineare che l’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco vi può assistere anche negli eventuali ricorsi alla Commissione Tributaria e nella gestioni di contenziosi pendenti. Se vi sembra di avere ricevuto una TARI troppo salata quindi non esitate a contattarci:

Avvocati al Tuo Fianco Nazionale e Lombardia - tel . 0332 15 63491 - cell. 392 72 13 418 - n. 800 91 31 81 Avvocati al Tuo Fianco Emilia Romagna - tel . 0542 190 32 54 - cell. 338 65 67 086- n. 800 91 31 81 Avvocati al Tuo Fianco Veneto - tel. 0535 25 331 - cell. 339 620 21 73 - n. verde 800 91 31 81 www.avvocatialtuofianco.org https://www.facebook.com/associazioneconsumatoriavvocatialtuofianco/ https://www.facebook.com/Avvocatialtuofiancoemiliaromagna/ https://www.facebook.com/Associazione-Consumatori-Avvocati-al-Tuo-Fianco-Modena-1413804971983274/


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