L'abbandono del tetto coniugale

Monday, November 13, 2017

 

L’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco (sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086, sede di Modena: tel. 0535 25 331 / cell. 339 620 21 73,  sede nazionale e Lombardia: tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418) come già sapete si occupa anche di diritto di famiglia e tra le situazioni più frequenti ci sono naturalmente le separazioni e i divorzi.

Oggi in particolare trattiamo il delicato tema dell’abbandono del tetto coniugale e dell’addebito della separazione.

 

Essendo uno dei doveri nascenti dal matrimonio quello della coabitazione, ecco che l’allontanamento da casa viola tale premessa e può bastare da solo cioè anche indipendentemente dal fatto di violare altri doveri coniugali (come quello di assistenza morale e materiale) a produrre effetti giuridici per chi si è allontanato senza il consenso del coniuge. 

 

Perciò, rappresentando di per sè una violazione può essere causa di addebito della separazione (ossia di attribuzione della responsabilità della separazione a carico di chi si è allontanato).

Naturalmente tale violazione diviene infondata qualora ci siano valide ragioni alla base dell’abbandono. 

 

Ragioni che possono consistere nell’intollerabilità della convivenza: non solo quella determinata da violenze o da un clima di oppressione, ma anche dai semplici litigi o dalla rottura di ogni rapporto. 

Il punto è, però, che bisogna dimostrare ciò che si dice, ossia che l’unione matrimoniale è venuta meno; onere di competenza del coniuge che richiede l’addebito.


In pratica chi richiede l’addebito deve dimostrare sia di essere stato lasciato, sia che in conseguenza di questo fatto il legame si è sciolto.

 

Chi lascia, per contro, deve dimostrare di averlo fatto per giusta causa, all’esclusivo fine di escludere che tale condotta possa essere qualificata come causa d’addebito.

 

Nelle ultime sentenze in materia di addebito si specificano alcuni aspetti:

- se risulta provato (come nella specie) che i comportamenti violenti del marito abbiano costretto la moglie ad abbandonare il tetto coniugale, l’allontanamento della donna non può esser valutato ai fini dell’addebito della separazione;

- nel caso di richiesta di addebito per infedeltà dell’altro coniuge è necessario che il richiedente dimostri la fondatezza dell’evento e il nesso causale tra l’evento e  l’intollerabilità della convivenza, mentre, è onere del coniuge a cui viene attribuita l’infedeltà dimostrare che la chiusura del rapporto coniugale non dipende dalla sua condotta infedele ma da una crisi precedente che anzi tale infedeltà ha generato;
- non è ingiustificato e non è dunque causa di addebito il comportamento della moglie che abbia scelto di non fare ritorno a casa dopo l’ennesimo litigio con il marito, anche qualora questo non abbia usato violenza fisica, essendo indubitabile una situazione di confitto permanente che ben può essere indicativa della definitiva rottura della comunione spirituale tra i coniugi;
- la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l’art. 143 c.c. pone a carico dei coniugi, essendo invece necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza.

Pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa del fallimento della convivenza, deve essere pronunciata la separazione senza addebito;

- l’abbandono senza giustificato motivo della casa coniugale se idoneo a cagionare la crisi coniugale in quanto interruttivo della convivenza e con effetto disgregante del nucleo familiare è riconosciuto come causa di addebito.

 

Di solito, infatti, per evitare il rischio dell’addebito prima di iniziare una separazione di fatto è consigliabile:
– o attendere la prima udienza nella quale il Presidente del Tribunale autorizza i coniugi a vivere separatamente, sempre che la specifica situazione familiare non lo sconsigli  o – quantomeno – il deposito in Tribunale del ricorso per separazione;

– concordare per iscritto col coniuge l’allontanamento di uno dei due dalla residenza familiare.

 

Tuttavia, in ultima analisi, c’è anche una ulteriore riflessione da fare rispetto all’addebito e alla procedura collegata al fine di ottenerlo.

Essa rappresenta una causa vera e propria ovvero un giudizio lungo (alcuni anni) e costoso e non sempre in grado di portare ai risultati sperati. 

Consigliamo perciò, prima di prendere decisioni avventate di confrontarvi con un legale.


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