I debiti ex equitalia passano davvero ai privati?

Thursday, November 2, 2017

 

Se pensavamo che i crediti dell’ex equitalia non ancora riscossi sarebbero stati ceduti per intero alla nuova Agenzia delle Entrate Riscossione dobbiamo ora abbandonare tale certezza in quanto tale capitolo rimane dibattuto.

 

Vendere i crediti di Equitalia a un soggetto terzo potrebbe fruttare nelle casse dello Stato ben 4 miliardi in tre anni. Ma gli effetti di tale manovra potrebbero essere devastanti per i contribuenti e per tutte le garanzie sino ad oggi conquistate in tema di pignoramenti. 

 

Secondo la nuova normativa, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione dovrebbe vendere all’asta, senza dover prestare alcuna garanzia, i crediti affidati all’ex Equitalia dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010. Mentre non saranno oggetto della vendita i crediti in contestazione ovvero quelli sui quali pende un contenzioso dinanzi al giudice e quelli interessati da procedure concorsuali o dalla rottamazione, fermo restando che il debitore deve essere in regola con i pagamenti.

 

Chiaramente chi può comprare i crediti dello Stato se non un soggetto economicamente forte come una banca o una finanziaria? Perciò, ipotizzando che il nuovo titolare delle vecchie “cartelle” non riscosse sia proprio un istituto di credito, questi nelle attività di riscossione non sarebbe soggetto ai limiti che sono invece imposti all’Esattore pubblico, limiti volti a tutelare il contribuente. 

 

L’esempio che balza subito all’occhio è la pignorabilità della prima casa. Come noto, il divieto di pignorare l’unico immobile di proprietà del contribuente (purché non di lusso, accatastato a civile abitazione e adibito a residenza anagrafica) riguarda solo le procedure esecutive dell’Agente della riscossione e non gli altri soggetti privati. Questo significa che se, sino ad oggi, i debitori di Equitalia hanno visto salva la propria casa, da domani – almeno per i debiti maturati in passato e non ancora corrisposti – ciò non sarà più così.

 

Lo stesso vale per la seconda casa di proprietà.  Infatti se l’esattore può procedere al pignoramento con il limite dei debiti superiori a 120 mila euro, i creditori privati sono liberi di procedere  per qualunque importo.

 

Altro esempio riguarda i limiti di pignoramento di stipendi e pensioni. La normativa attuale impone un limite di 1/10 per i redditi inferiori a 2.500 euro mensili, e di 1/7 per quelli non superiori a 5mila euro; per tutti gli altri emolumenti vale invece il tradizionale limite di pignoramento di 1/5. Ebbene, per banche, finanziarie o altri privati, il pignoramento si può spingere sempre fino a un quinto.

 

Insomma, il rischio è che le procedure di riscossione possano pregiudicare fortemente i redditi più poveri.

 

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