In caso di nubifragio chi risarcisce i danni?

Thursday, October 19, 2017

 

Il codice civile stabilisce che il danno causato dall’oggetto in custodia è di responsabilità del custode.
 

E questo appare pacifico nel caso ad esempio dell’allagamento provocato dalla tubatura rotta dell’inquilino che abita al piano di sopra.

 

Cosa accade invece se la cosa custodita è una strada o un fiume che esondando provoca  danni alle abitazioni di un intero quartiere?

 

In tali casi il comune o comunque l’amministrazione pubblica di pertinenza essendo custodi di ciò che ha provocato il danno sono da ritenersi pienamente responsabili.

 

Gli enti territoriali infatti sono chiamati a custodire tutto ciò che rientra nel demanio ovvero le strade, le autostrade e le strade ferrate; gli aerodromi; gli acquedotti; gli immobili riconosciuti d’interesse storico, archeologico e artistico, così come il lido del mare, la spiaggia e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche.

 

La responsabilità del danno è esclusa quando si verifica il caso fortuito.
La fortuità entra in gioco quando l’ente non può prevedere quello che succede e quindi si trova di fronte ad un evento di calamità naturale imprevedibile e straordinario.

 

A questo punto si potrebbe pensare che l’ente pubblico può liberarsi agilmente di tutte le responsabilità in quanto non lo si può certo incolpare se dal cielo scende la pioggia a catinelle.

Vero.  Anche vero però che l’ente pubblico è colui che dovrebbe prendersi cura del suolo, delle strade, dei canali, degli argini e di tutto ciò che, se correttamente gestito, potrebbe evitare che le bombe d’acqua estive  distruggano case e proprietà. 

 

In breve, quando il Comune non adempie ai suoi obblighi di custode, è pienamente responsabile di tutti i danni causati dal maltempo. 

 

E le precipitazioni, come ha precisato la Cassazione civile in una recente ordinanza, non possono più essere considerate eventi imprevedibili tali da escludere la responsabilità di un ente territoriale, che è tenuto a provvedere:

 •alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi
•al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze.

 

La logica quindi è: nubifragio di eccezionale portata? No. tombino in pessime condizioni.

Per un box allagato, una casa danneggiata, uno scantinato sommersi dal fango e dalle precipitazioni cadute è possibile quindi rifarsi sull’amministrazione pubblica che non ha svolto il proprio dovere. 

 

Ovviamente, per ottenere risarcimento la prima cosa da fare è dimostrare con prove certe che il danno subito sia imputabile all’ente pubblico, per escludere senza ombra di dubbio quel caso fortuito a cui probabilmente qualche tecnico comunale si appellerà per scagionare l’amministrazione.

 

E’ quindi d’obbligo raccogliere  tutta la documentazione possibile che potrà aiutare a dimostrare  la propria ragione. Dotarsi di macchina fotografica o videocamera o di uno smartphone e scattare foto chiare, nitide e contrassegnate da data e ora, che in seguito dovranno essere stampate e utilizzate come prova regina.

 

Utilissimo anche dotarsi di perizie e preventivi di ditte che quantifichino i danni subiti.

 

Verificare che nel sito web del comune o presso gli uffici tecnici siano disponibili moduli di richiesta risarcimento e schede di ricognizione dei danni; in caso affermativo vanno compilati e inoltrati secondo le istruzioni riportate.

 

Sono da conservare anche tutte le ricevute dei pagamenti effettuati in merito ai danni subiti al proprio immobile.


Il materiale così raccolto andrà poi spedito secondo le modalità che il Comune di pertinenza stabilisce: solitamente con raccomandata A.R. o con email all’ufficio tecnico territoriale.

 

E cosa fa il comune?  In caso di violenti nubifragi che abbiamo provocato svariate problematiche, il comune chiama a rapporto i propri uffici tecnici e, con il loro supporto, fa la conta dei danni subiti a tutto il patrimonio pubblico. 

 

Quello che succede dopo è un’ascesa verticale e gerarchica che dalla piccola (o grande) amministrazione comunale si dirige verso la Regione e poi, in ultima istanza, alla stanza dei bottoni massima, lo Stato.

 

Ogni volta che si verificano nubifragi e allagamenti i Comuni chiedono la massima rapidità ai cittadini, esortandoli ad inviare entro tempi stabiliti le proprie richieste, così da attivare al più presto la procedura di richiesta di stato d’emergenza. Tempi che poi spesso si rivelano tutt’altro che rapidi quando si devono ricevere concretamente i risarcimenti.

 

In ogni caso si sappia che non sono riconosciuti nè risarcimenti nè indennizzi se il Governo non ha dichiarato lo stato di calamità che è il presupposto affinchè vengano stanziate le somme destinate ai danneggiati. Questo naturalmente salvo il caso in cui non siano stati stanziati fondi ad hoc dall’amministrazione.

 

Si evince quindi che ottenere un risarcimento danni in caso di danni per motivi legati al tempo e alla metereologia impazzita degli ultimi anni è sempre più complesso.
Per questo vi invitiamo a contattarci per ottenere la consulenza e il supporto necessari:

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