Quando richiedere la revisione dell'assegno di mantenimento

Thursday, October 12, 2017

 

La legge stabilisce che per giustificati motivi successivi alla sentenza di separazione (giudiziale) o al decreto di omologa (nel caso di separazione consensuale), il giudice può revocare o modificare i provvedimenti emessi in sede di separazione relativamente ai trattamenti economici.

 

In linea di massima l’Associazione Consumatori Avvocati al Tuo Fianco (sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086, sede di Modena: tel. 0535 25 331 / cell. 339 620 21 73,  sede nazionale e Lombardia: tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418) ha già evidenziato in precedente articolo come i trattamenti economici derivanti da una separazione/divorzio oggi siano rappresentati, nella stragrande maggioranza dei casi, dall’emissione di un assegno di mantenimento a sostegno dei figli minori, maggiorenni ma disabili o non ancora economicamente autonomi, mentre siano più raramente rappresentati dagli alimenti a supporto del coniuge che non disponga del reddito minimo previsto (circa 1000 euro).

 

In ogni caso, le modalità per ottenere la modifica delle condizioni economiche della separazione sono essenzialmente due.

 

La prima – che prevede l’assistenza obbligatoria di un avvocato – è costituita dalla procedura di negoziazione assistita, basata su un accordo tra i coniugi il cui testo va presentato al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente.

 

Se vi sono figli minori o maggiorenni affetti da incapacità o disabilità grave o non autonomi economicamente, il Procuratore valuterà la convenzione tra i coniugi e se questa non pregiudica l’interesse dei figli, la autorizzerà; altrimenti trasmetterà l’accordo entro cinque giorni al Presidente del Tribunale il quale, nei successivi trenta giorni, stabilirà la data per la comparizione delle parti davanti a sé.

Nel secondo caso il Procuratore si limiterà a verificare la mera regolarità formale dell’accordo. Se tale controllo produce esito positivo, egli darà il nullaosta per i successivi adempimenti burocratici  – in particolare la trasmissione, entro dieci giorni, all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto, della copia dell’accordo, autenticata dallo stesso –.

 

L’altra possibile soluzione è quella “classica” del ricorso ai sensi dell’art. 710 c.p.c. – che prevede il patrocinio obbligatorio di un avvocato – che va presentato innanzi al Tribunale del luogo di residenza del coniuge beneficiario della prestazione economica oppure del luogo in cui risiede il convenuto.

 

Il giudice, sentite le parti, provvede all’eventuale ammissione di mezzi istruttori e dispone con sentenza l’aumento o la diminuzione del quantum dell’assegno dovuto. È opportuno sottolineare come la concessione della riduzione (o della maggiorazione) dell’assegno, non comporta il diritto alla restituzione di quanto versato in precedenza (Cass. n. 23441/2013).


Al ricorso vanno allegati i certificati di stato di famiglia e di residenza dei coniugi nonché copia autentica del verbale di omologa della separazione consensuale o della sentenza che sancisce la separazione giudiziale.

 

Quanto ai  “giustificati motivi” che possono dar luogo ad una revisione, la legge non offre un elenco o un quadro dettagliato di quali essi possano essere, dunque ci si deve affidare alle sentenze – in particolare, quelle della Corte di cassazione – per comprendere il significato di questo concetto.
 
In generale, specie in riferimento all’assegno di mantenimento, si tratta di circostanze nelle quali, rispetto al momento della separazione, cambia in maniera significativa la situazione economico-patrimoniale di uno dei coniugi.

 

L’assegno di mantenimento, infatti, una volta quantificato non rimane statico nel tempo, sia per via della rivalutazione, secondo gli indici Istat, che per circostanze e fatti sopravvenuti.

 

Tra le circostanze più comuni che possono indurre i coniugi a richiedere una modifica delle condizioni di separazione, si registrano: l’incremento o il deterioramento delle capacità economiche; la costituzione di un nuovo nucleo familiare; le accresciute esigenze dei figli.

 

In proposito, la giurisprudenza, ha considerato legittima la richiesta di riduzione dell’assegno di mantenimento quando il coniuge obbligato subisca un peggioramento della propria capacità economica, ad esempio per la perdita del lavoro, per la riduzione dello stipendio o per motivi di salute che comportino crescenti spese a suo carico. 

 

Allo stesso modo però può stabilire una riduzione della somma da parte del coniuge obbligato qualora il coniuge beneficiario abbia iniziato a percepire propri redditi da lavoro sia esso regolare o irregolare, circostanza che va sempre ovviamente dimostrata dall’istante.

 

Di converso, è stata riconosciuta valida la richiesta di aumento dell’assegno di mantenimento a favore dell’avente diritto che ha perduto la propria occupazione lavorativa.

 

Oltre alle modifiche in termini di reddito, un altro fatto idoneo a comportare una riduzione o un aumento dell’entità dell’assegno di mantenimento, rispetto alla sentenza di separazione e divorzio o agli accordi di separazione omologati, è costituito dalla costituzione di una nuova famiglia da parte del coniuge obbligato al pagamento, ovvero dal fatto della nascita di un ulteriore figlio, generato con un nuovo partner in seguito ad una successiva unione, anche more uxorio.

 

È pacifico che la costituzione del nuovo nucleo familiare, anche di fatto, non implica la sospensione o l’estinzione dei doveri di solidarietà e assistenza materiale stabiliti in sede di separazione. 

 

Questo soprattutto in virtù della eguaglianza stabilita dalla legge tra figli legittimi e figli naturali.

 

Tuttavia, quando la creazione di un nuovo nucleo con figli a carico determina un peggioramento o un miglioramento delle condizioni patrimoniali del coniuge debitore, può determinare una revisione, in riduzione o in aumento, dell’importo dell’assegno di mantenimento.

 

Secondo l’orientamento recente della giurisprudenza, per ragioni di tutela dei “rapporti all’interno della nuova famiglia” (Cass. n. 16789/2009), occorre tenere conto in tema di revisione dell’assegno di mantenimento dell’incidenza della costituzione del nuovo nucleo familiare.

 

Tale valutazione tuttavia non può prescindere da una indagine accurata circa le reali disponibilità dell’obbligato e l’effettiva riduzione di capacità economica a seguito del consolidamento del nuovo nucleo famigliare e dalla presenza di “nuovi” figli.


Nello stesso senso va anche l’accertamento sulle risorse economiche del nuovo partner del coniuge obbligato; ove questi abbia i mezzi per contribuire al sostentamento della famiglia, la riduzione dell’assegno potrebbe non rendersi necessaria e anzi convertirsi in aumento.

 

Il giudice dispone altrettanti controlli sulla situazione del coniuge beneficiario; in caso di nuova relazione more uxorio infatti potrebbe configurarsi una condizione di vita più agiata grazie al supporto del partner e rendersi giustificata una contrazione dell’assegno percepito.

 

Permane in ogni caso tra i criteri fondamentali per la quantificazione del contributo di mantenimento a favore della prole, la considerazione delle “attuali esigenze del figlio”, rapportate al concreto contesto sociale e patrimoniale dei genitori e collegate ad un autonomo e compiuto sviluppo psicofisico che in ragione del trascorrere dell’età, può determinare oltre ai bisogni alimentari e abitativi anche accresciute esigenze personali, di relazione, scolastiche, sportive, sociali, ludiche (ecc.) .


Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, l’aumento delle esigenze del figlio non ha bisogno di specifica dimostrazione, in quanto “è notoriamente legato alla crescita e allo sviluppo della sua personalità” (Cass. n. 2191/2009), legittimando di per sé la revisione dell’assegno di mantenimento, anche in mancanza di miglioramenti reddituali e patrimoniali del coniuge tenuto alla contribuzione, a condizione, tuttavia, che l’incremento del contributo di mantenimento, trovi capienza nelle “disponibilità patrimoniali dell’onerato” (Cass. n. 400/2010).

 

L’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco fornisce consulenza e assistenza legale anche in materia di diritto di famiglia, revisione del mantenimento e dei trattamenti economici legati alla separazione o al divorzio.

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