Come e quando si annullano le cartelle esattoriali

Tuesday, September 19, 2017

 

Centinaia le chiamate che pervengono all’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco  (sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086, sede di Modena: tel. 0535 25 331 / cell. 339 620 21 73,  sede nazionale e Lombardia: tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418)  per sapere come e se effettuare una verifica su cartelle esattoriali che possano contenere vizi di forma   più o meno gravi o che possano essere addirittura palesemente illegittime.

 

Quando arriva una cartella di pagamento bisognerebbe sempre, prima di pagare, controllare che tutto sia in ordine.

 

Il vizio formale può sempre nascondersi dietro i tanti numeri riportati e talvolta può essere conveniente impugnare la cartella dinanzi al giudice o chiederne lo sgravio in autotutela. 

 

Se l’autotutela è economica e relativamente veloce, è però meno sicura nella misura in cui il vizio non sia del tutto palese.
La procedura che coinvolge il magistrato offre più garanzie in quanto egli è un terzo super partes, ma può essere tortuosa, lunga e costosa. C’è poi il fatto che, anche quando una sentenza afferma un principio, gli altri giudici potrebbero avere un’interpretazione diversa. 

 

Certo è che l’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco, consiglia in tutti i casi di richiedere sempre e comunque il consiglio, l’assistenza, la consulenza di un legale.

 

Esiste tuttavia un motivo di nullità delle cartelle di pagamento assai frequente per il quale ormai si è formata una giurisprudenza consolidata. 
 
La stessa Cassazione del 2016 ha confermato tale orientamento, secondo il quale le cartelle che non indicano i criteri di calcolo degli interessi sono incomplete.

Dunque non basta che, nel calcolo delle somme richieste al contribuente sia riportato l’importo dovuto a titolo di interessi, ma deve essere esplicitato anche il criterio di calcolo applicato dall’Esattore, in base cioè a quali aliquote si è arrivati, anno dopo anno, a tale somma. 

 

Come noto, quando non si paga una tassa, oltre alle sanzioni, vengono calcolati anche gli interessi dal giorno in cui sarebbe dovuto intervenire il versamento a quando questo viene intimato. Se il contribuente non adempie, tali importi vengono «iscritti a ruolo»: in altre parole, con un documento formale, l’ente titolare del credito delega l’Agente della riscossione (Agenzia delle Entrate Riscossione) a riscuotere le somme in via forzata. Inizialmente con la notifica della cartella esattoriale e dopo, con il pignoramento. 

 

Quindi la cartella esattoriale per risultare completa e dunque non assoggettabile ad una procedura per vizio di forma dovrebbe indicare:
•il tributo, con il relativo codice;
•l’importo del tributo;
•l’anno di riferimento del tributo;
•gli oneri di riscossione (quello che un tempo si definiva «aggio»);
•le spese di notifica;
•gli interessi distinti dal capitale: non basta la somma complessiva degli interessi dovuti, ma è necessario una chiara indicazione delle modalità di calcolo degli interessi addebitati, specificando quanto meno il tasso applicato e la decorrenza.


Nella realtà, almeno per quanto riguarda la stragrande maggioranza delle cartelle esattoriali emesse dalla ex equitalia, tale completezza è del tutto inesistente in quanto da nessuna parte viene indicato il tasso di interessi applicato anno dopo anno, e le modalità di computo adottate.

 

Bisognerà verificare poi se in quelle che emetterà in futuro il nuovo esattore, Agenzia delle Entrate Riscossione, si provvederà a sanare tale anomalia.

 

Il motivo per cui la mancanza del calcolo degli interessi può determinare la nullità della cartella è insito nel principio della trasparenza degli atti amministrativi, imposto dalle norme che disciplinano il procedimento amministrativo e dallo Statuto del Contribuente.

 

Principio rafforzato da una sentenza della Commissione Tributaria di Isernia del gennaio 2017., secondo cui la cartella di pagamento, in quanto manifestazione di una pretesa impositiva da parte della pubblica amministrazione, deve essere innanzitutto “trasparente”  ovvero deve riportare una congrua motivazione e non deve mancare degli elementi essenziali, che consentano al contribuente di verificare se le somme che gli vengono richieste siano corrette o meno. 

 

Tale requisito riguarda anche gli interessi riportati nella cartella medesima.

 

L’orientamento di tutta la giurisprudenza tributaria conviene sul fatto che la mancata indicazione delle modalità di calcolo degli interessi, quantomeno con riferimento al tasso applicato e alla decorrenza, rappresenta un motivo di illegittimità della cartella. 

 

Con una distinzione tra due diverse tendenze: se per alcuni giudici la lacunosa indicazione degli interessi rende nulla l’intera cartella, per altri essa investe solo la parte relativa agli interessi stessi, mentre resta fermo l’obbligo di pagare le imposte e le sanzioni. 

 

Tuttavia, soprattutto per cartelle esattoriali “antiche” – dove il ricarico di interessi accumulatisi negli anni ha determinato una notevole lievitazione del debito - il contribuente potrebbe ricevere un sostanzioso sconto, stante i costi vivi per le spese di giudizio e l’onorario del professionista, che vanno sempre anticipate.
 

Se fin qui abbiamo parlato di vizi di forma, ricorso in autotutela e ricorso al giudice, è possibile invece ricorrere, oltre che al giudice, direttamente all’Agenzia Entrate Riscossione, nel caso di cartelle propriamente illegittime, dette anche cartelle pazze.  

 

Per le cartelle illegittime è infatti possibile ricorre all’AER per ottenerne la sospensione, come già era possibile fare con equitalia.

 

In determinate circostanze, in pratica il contribuente, destinatario di una pretesa di pagamento prescritta, errata o infondata, di difendersi da solo, senza bisogno di giudici o avvocati

 

L’associazione Avvocati al Tuo Fianco (sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086, sede di Modena: tel. 0535 25 331 / cell. 339 620 21 73,  sede nazionale e Lombardia: tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418) ha già trattato più volte il  tema dell’autotutela, definendolo certamente un valido strumento di difesa, agile e poco costoso, con tutta una serie di attenzioni che andrebbero però sempre osservate e per le quali rimane consigliabile dotarsi dell’assistenza di un avocato.

 

L’istanza di sospensione consiste nella richiesta all’Aer di sospendere i procedimenti relativi ad una cartella finanche vengano effettuati ulteriori e più approfonditi controlli.
 
Il primissimo effetto della sospensione di una cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione consiste nel congelamento delle azioni esecutive, quali pignoramenti, fermi o ipoteche, dal momento del deposito dell’istanza  fino al momento della decisione.

 

Inoltre, se alla richiesta non fa seguito entro 220 giorni un risposta (sia in senso positivo che negativo), l’istanza si considera accolta e la cartella viene definitivamente annullata.

 

Il che rappresenta un vantaggio eccezionale per il contribuente che si libera definitivamente del debito.
Ecco perchè non è poi così semplice adire tale procedura di sospensione.


La legge indica gli specifici vizi per i quali l’istanza può essere accolta. 

 

In particolare essi sono:
•se il diritto di credito dell’ente titolare è caduto in prescrizione o decadenza prima del momento in cui il ruolo è stato reso esecutivo quindi se la prescrizione era anteriore alla notifica della stessa cartella;
•se l’ente creditore aveva emesso un provvedimento di sgravio del tributo o della sanzione e, ciò nonostante, la cartella è stata ugualmente notificata;
•se comunque l’ente creditore aveva già emesso un provvedimento di sospensione della propria richiesta di pagamento prima della notifica della cartella;
•se a sospendere la richiesta di pagamento era stato il giudice prima della notifica della cartella;
•se era intervenuta una sentenza ad annullare in tutto o in parte la pretesa di pagamento dell’ente creditore, emessa in un giudizio al quale l’Agente per la riscossione non ha preso parte
•se, prima dell’emissione della cartella, il contribuente aveva già pagato il debito in favore dell’ente creditore.

 

La sospensione della cartella può essere richiesta entro 60 giorni dalla notifica. 

Ne consegue che la richiesta di sospensione della cartella di pagamento non può essere fatta tutte le volte in cui il vizio lamentato è quello della mancata notifica della cartella stessa. In tal caso il contribuente dovrà ricorrere al giudice, impugnando l’estratto di ruolo entro 60 giorni dalla consegna dello stesso.

 

Per richiedere la sospensione è necessario compilare il modulo apposito, SL1, scaricabile dal sito dell’AER.
Nel modulo devono essere esposti i motivi per cui si procede con l’istanza di sospensione e devono essere allegati tutti i documenti, oltre ai propri documenti di identità, che possano servire a supporto della propria richiesta.
 
La domanda non può essere ripetuta in caso di rigetto.

 

Ferma restando la responsabilità penale, il contribuente che produce documentazione falsa è punito con la sanzione amministrativa che va dal 100 al 200 per cento delle somme dovute, con un importo minimo di 258 euro.

 

La domanda può essere presentata allo sportello dell’Agenzia delle entrate-Riscossione oppure on-line con il servizio «Sospensione».

 

In alternativa può essere inviata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno ai recapiti che trovi indicati nella cartella oppure via e-mail agli indirizzi indicati nel modulo.

 

L’Agenzia delle Entrate Riscossione trasmette l’istanza di sospensione all’ente titolare del credito.

Se il contribuente non riceve una risposta entro 220 giorni, il debito viene automaticamente annullato. 


Se i documenti inviati non sono idonei a dimostrare che il pagamento non è dovuto, l’ente creditore informa l’istante del rigetto e comunica all’Agenzia di riprendere le attività di riscossione.

 

Certamente è possibile effettuare una procedura di annullamento anche presso l’ente creditore facendo valere il proprio diritto allo sgravio e producendo tutta la documentazione del caso, con la differenza che l’AER in tal caso non sospende le procedure esecutive fintantoché non riceve comunicazione dell’annullamento dall’ente preposto.  

 

In caso di cartelle esattoriali, se avete dubbi circa la loro legittimità o completezza, non esitate a contattarci: 

Avvocati al Tuo Fianco Nazionale e Lombardia - tel . 0332 15 63491 - cell. 392 72 13 418 - n. 800 91 31 81
Avvocati al Tuo Fianco Emilia Romagna - tel . 0542 190 32 54 - cell. 338 65 67 086- n. 800 91 31 81
Avvocati al Tuo Fianco Veneto - tel. 0535 25 331 - cell. 339 620 21 73 - n. verde 800 91 31 81
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