La separazione con addebito: meglio conoscerla prima di richiederla

Wednesday, September 6, 2017

Torniamo oggi a parlare di diritto di famiglia, con il tema dell’addebito della separazione.  

 

Le varie sedi dell’Associazione Consumatori Avvocati al Tuo Fianco (sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086, sede di Modena: tel. 0535 25 331 / cell. 339 620 21 73,  sede nazionale e Lombardia: tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418) sono particolarmente attive sulle trattative stragiudiziali e sulle azioni giudiziali concernenti separazione e divorzio anche in presenza di minori o figli conviventi e di situazioni che coinvolgano coniugi di nazionalità extra-EU.


L’addebito della separazione  è una dichiarazione di responsabilità pronunciata dal giudice nella sentenza emessa al termine del giudizio di separazione. Ovviamente essa si consegue attraverso  una procedura di separazione giudiziale dopo l’instaurazione di una causa.  Invece, se la coppia raggiunge un’intesa su tutti gli elementi del distacco (cosiddetta separazione consensuale), non verrà mai dichiarato l’addebito.

 

Perchè venga emessa tale decisione di responsabilità deve esserne fatta un’autonoma domanda di parte al giudice e la pronuncia non può essere d’ufficio. 

 

Gli effetti dell’addebito si riverberano esclusivamente sul piano patrimoniale, determinando la perdita del diritto all’assegno di mantenimento e dei diritti successori in capo al coniuge al quale viene addebitata la separazione.

 

L’addebito quindi è la «separazione con colpa»: in buona sostanza il giudice dichiara che la causa della cessazione del matrimonio è da attribuirsi a uno dei due coniugi per aver questi violato gli obblighi matrimoniali. È il caso, ad esempio, di chi tradisce o di chi va via di casa senza una valida ragione. Non c’è invece addebito per il semplice fatto di non amare più il marito o la moglie o per essersi stancati del matrimonio. Le conseguenze dell’addebito sono il più delle volte insignificanti, contrariamente a quanto si potrebbe credere. 

 

Il coniuge che subisce l’addebito (cioè quello responsabile della separazione):
non ha diritto al mantenimento anche se ha un reddito più basso dell’altro. Chiaramente se il suo reddito è invece superiore, l’addebito non ha alcuna influenza poiché egli sarà comunque tenuto – con o senza addebito – a versare il mantenimento all’altro. Tuttavia se l’ex “colpevole” dovesse versare in condizioni economiche estremamente disagiate, tanto da non potersi procurare il minimo indispensabile per vivere, l’altro coniuge dovrebbe ugualmente versargli gli alimenti;
non può essere erede nel caso in cui, prima del divorzio, muoia l’altro coniuge. Difatti, dopo la separazione e prima del divorzio si mantengono i diritti successori, diritti che vengono meno solo a seguito del divorzio. Il coniuge con l’addebito però può avere diritto ad un assegno vitalizio a carico dell’eredità in caso di godimento degli alimenti al momento dell’apertura della successione. L’assegno è commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi e non è comunque di entità superiore a quella della prestazione alimentare goduta.

 

In talune situazioni, la pronuncia di addebito può essere fonte di una responsabilità tale da legittimare il coniuge  che ne è vittima ovvero quello a cui non è addebitata la separazione, a chiedere all’altro il risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali) subìti.
Si pensi a un tradimento particolarmente plateale e pregiudizievole per l’immagine.

 

Di norma il coniuge non responsabile della separazione che abbia diritto al mantenimento non vedrà aumentato quest’ultimo per effetto della sentenza di addebito a carico della controparte.

 

Diventa più strategico ottenere il riconoscimento dell’addebito a carico dell’altro coniuge, per la parte che volesse evitare di pagare gli  alimenti all’ex.  Ipotizziamo che il marito scopre la moglie che lo tradisce. Poiché lei è disoccupata, l’uomo ottiene la dichiarazione di addebito a carico dell’ex coniuge; quest’ultima così, benché senza reddito, non potrà mai ottenere il mantenimento.


Rimane fermo, lo ripetiamo nelle specifiche circostanze previste dalla legge, il riconoscimento degli alimenti.

 

Se le conseguenze di un addebito possono talvolta essere irrilevanti, rimane invece laborioso e in salita il percorso per produrre prove sufficienti e valide a sostenere la colpa del presunto colpevole e ottenere una pronuncia di addebito.


Infatti è necessario che venga accertata, in maniera rigorosa, la sussistenza di un nesso causale tra la condotta contraria ai doveri nascenti dal matrimonio e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, ovvero del grave pregiudizio all’educazione della prole.
 
Ove non si riesca a raggiungere la piena prova che la condotta contraria ai doveri del matrimonio posta in essere da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stata causa diretta del fallimento della convivenza, il giudice dovrà necessariamente astenersi da pronunciare la separazione con addebito.

 

Opportuno ricordare quali doveri comporta il matrimonio: essi sono essenzialmente quello della fedeltà, della convivenza sotto lo stesso tetto (salvo diverso accordo dovuto ad esempio a ragioni di lavoro), di prendersi cura materialmente e moralmente l’uno dell’altro, di contribuire secondo le proprie possibilità alle necessità della famiglia e dei figli (spese, gestione domestica quotidiana, ecc.). Il coniuge che si sottrae a tali doveri compie un illecito civile che viene sanzionato con l’addebito. 
La violazione deve essere cosciente e volontaria.

 

La giurisprudenza ha introdotto poi una serie di aggiustamenti e precisazioni rispetto alla disciplina pura e semplice.  Vediamone alcuni.


La Suprema Corte ha sancito che non costituisce causa di violazione dell’obbligo matrimoniale, e non è quindi causa di addebito, l’abbandono della casa coniugale quando determinato dalla mancanza di una appagante e serena intesa sessuale.
Oppure qualora il partner tradito si fosse rifiutato in precedenza di avere figli.

Altra causa ritenuta dalla Suprema Corte giustificativa dell’abbandono della casa coniugale è costituita dai frequenti litigi domestici della moglie con la suocera convivente.

Sul tema dell’allontanamento dalla casa familiare la Cassazione, ha stabilito che è sufficiente una lettera di addio del coniuge all’altro per provare la giusta causa dell’allontanamento definitivo dalla casa coniugale.

Appare dunque irrilevante ai fini dell’addebito il comportamento tenuto dal coniuge che ha “trasgredito” successivamente al verificarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza.


La prova per l’accertamento della violazione dei doveri matrimoniali, ai fini della dichiarazione di addebito, risulta spesso assai ardua e si deve necessariamente ricorrere ad elementi indiretti ed indiziari. Quando si tratta di provare l’infedeltà coniugale entrano in gioco una serie di elementi probatori che singolarmente non avrebbero alcun valore, ma unitariamente considerati possono condurre il giudice a considerare il fatto come provato. 

 

Vengono, così, spesso ammesse le prove indiziarie ( le così dette testimonianze de relato o indirette da parte di soggetti terzi estranei alla vicenda ). 

 

Se il giudice non riesce infine a raggiungere una prova certa della violazione, l’addebito viene di norma fatto a tutte e due le parti.


Diciamo che il gioco non vale la candela dunque salvo nel caso di violazioni anche penali con aggravanti tali da rendere al situazione invivibile  o che comporti un pregiudizio per la salute del partner o dei figli.

 

In tutti gli altri casi è forse consigliabile optare per la pratica ormai pluridecorata della separazione legale pura  e semplice.

 

Per tutti i casi di diritto di famiglia, separazione, divorzio non esitate a contattare l’Associaizone Avvocati al Tuo Fianco:
Avvocati al Tuo Fianco Nazionale e Lombardia - tel . 0332 15 63491 - cell. 392 72 13 418 - n. 800 91 31 81
Avvocati al Tuo Fianco Emilia Romagna - tel . 0542 190 32 54 - cell. 338 65 67 086- n. 800 91 31 81
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