L'assegno di mantenimento non è più un obbligo se...


Forse molti di voi non lo sanno, ma l’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco si occupa anche di separazioni e divorzi; presso la sede di Imola responsabile per l’area Emilia Romagna: tel. 0542 190 32 54 / cell. 338 65 67 086, la sede di Modena: tel. 0535 25 331 / cell. 339 620 21 73, la sede nazionale responsabile per la Lombardia: tel. 0332 15 63 491 / cell. 392 72 13 418, sono molti gli avvocati che collaborano con l’associazione ad essere impegnati in pratiche che riguardano il diritto di famiglia.


Siamo perciò a darvi un importante aggiornamento in tale materia a seguito di una recente sentenza emessa nel maggio scorso dalla Cassazione e che comporta importanti cambiamenti in tema di divorzio e assegno divorzile.


La Cassazione ha definitivamente cambiato idea sull’assegno di divorzio all’ex coniuge. Dopo la sentenza rivoluzionaria emessa dalla prima sezione, anche le successive pronunce confermano le nuove regole.

Si è dunque chiusa l’era del matrimonio come sistemazione definitiva e dell’assegno come “rendita parassitaria”.


In particolare, con un’ordinanza firmata il 29 agosto dalla sesta sezione civile, i giudici supremi hanno ribadito il principio secondo cui la donna in grado di mantenersi da sola non ha più diritto agli alimenti dall’ex, anche se quest’ultimo è molto più benestante.


Insomma pur in presenza di una forte sproporzione tra i redditi dei coniugi l’assegno di divorzio non subisce incrementi, quindi laddove il coniuge “mantenuto” si renda autosufficiente , l’aumento di reddito dell’altro non comporta un ritocco dell’assegno.


Si ritiene autosufficiente colui/colei che sia in grado di provvedere al proprio sostentamento e, dunque, il possesso di un reddito sufficiente per le spese essenziali (vitto, alloggio) o per esercitare i diritti fondamentali (medicine, trasporto). Può costituire un paramento di riferimento il tetto degli introiti che consente al cittadino di accedere al patrocinio a spese dello Stato (circa mille euro al mese) o il reddito medio percepito nella zona in cui il coniuge più debole vive ed abita.


È allora molto difficile, con i tempi che corrono, che possa ottenere l’assegno divorzile l’ex moglie che può contare sullo stipendio di professoressa e sulla casa di proprietà. Alla donna giovane e, come tale, nelle condizioni di trovare lavoro o titolare di un reddito minimo non è più dovuto alcunché. E ciò vale anche se l’ex marito è molto più ricco e guadagna diverse decine di migliaia di euro al mese. Non basta più la forte sproporzione fra i redditi delle due parti a far scattare il trattamento economico in favore del coniuge meno abbiente.


Il presupposto di tale impostazione recepisce una interpretazione del divorzio pari ad una totale rescissione degli obblighi tra i coniugi: non solo quello della fedeltà e della convivenza, ma anche quello dell’assistenza reciproca materiale e morale.


Se in passato lo scopo del sussidio mensile era di eliminare le differenze di reddito tra i due ex coniugi e di garantire la parità tra i coniugi sostenendo quello “più debole” al fine di permettergli di mantenere lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio, oggi viene invece evidenziato uno scopo differente.


Attualmente l’assegno di mantenimento all’ex coniuge mira solo a consentire a quest’ultimo l’autosufficienza economica di base che può essere raggiunta anche con un reddito minimo.

Concludendo: se il reddito del marito cresce, il mantenimento non aumenta, non almeno in via automatica.


Dunque il matrimonio non è un’assicurazione sulla vita.


Resta naturalmente confermato l’obbligo dell’assegno mensile quando l’ex è impossibilitato a mantenersi da solo non per sua colpa (ad esempio per aver raggiunto un’età che non gli consente un facile reinserimento nel mondo del lavoro o per essere in condizioni di salute precaria).


Sono perciò finiti i tempi in cui il giudice si vedeva obbligato a dividere quasi perfettamente tra i due coniugi le risorse degli stessi, fino a determinare una sostanziale identità. Ora la scena cambia e si potranno avere situazioni di disparità anche accesa, dove ad esempio il marito è molto più ricco della moglie, alla quale invece eroga un assegno minimo, solo per consentirle l’indipendenza economica. E nulla si potrà fare.


E’ sempre prevista la possibilità di richiedere la revisione dell’importo in presenza di mutati elementi reddituali tra i due coniugi come ad esempio una sopraggiunta disoccupazione, una malattia, una riduzione dell’orario di lavoro, l’arrivo di un nuovo figlio per il coniuge obbligato al versamento, l’intervenuta convivenza stabile da parte del coniuge titolare dell’assegno.


Parimenti, chi riceve un assegno più basso di quanto avrebbe diritto per potersi mantenere, perché il marito versa in condizioni disagiate può richiedere l’aumento del mantenimento qualora si verifichi un aumento del reddito dell’ex.


Il che significa che questa novità ha effetto soprattutto se non esclusivamente per i redditi più alti, mentre per i redditi medi ovvero dai 1.500 ai 2.000 euro al mese, specie se ci sono figli le regole applicate rimangono sostanzialmente le stesse.


In caso di problematiche attinenti il diritto di famiglia non esitate perciò a contattarci: Avvocati al Tuo Fianco Nazionale e Lombardia - tel . 0332 15 63491 - cell. 392 72 13 418 - n. 800 91 31 81 Avvocati al Tuo Fianco Emilia Romagna - tel . 0542 190 32 54 - cell. 338 65 67 086- n. 800 91 31 81 Avvocati al Tuo Fianco Veneto - tel. 0535 25 331 - cell. 339 620 21 73 - n. verde 800 91 31 81 www.avvocatialtuofianco.org https://www.facebook.com/associazioneconsumatoriavvocatialtuofianco/ https://www.facebook.com/Avvocatialtuofiancoemiliaromagna/ https://www.facebook.com/Associazione-Consumatori-Avvocati-al-Tuo-Fianco-Modena-1413804971983274/

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