Storia di uno come noi - parte prima

Friday, June 16, 2017

 

Antonio ha circa 35 anni, è forte, sano e con voglia di lavorare.  Ha un lavoro che svolge con impegno e una famiglia composta di una moglie e di un figlio di 8 anni.
Per un decennio è riuscito, con lo stipendio, a mantenere anche un mutuo.  Poi non ce l’ha fatta più. Cosa è successo? Cosa ha ridotto, un uomo così equilibrato e dagli obiettivi tanto chiari, sull’orlo della disperazione? 


La sua vicenda è semplice.  Partiamo dall’inizio.

 

Avendo un lavoro ed essendosi sposato, Antonio lascia i genitori e cerca casa.  Avendo trovato la casa adatta, decide di acquistarla chiedendo un mutuo alla banca.  Il mutuo in breve tempo gli viene concesso.  

Il giorno in cui si reca ad apporre la firma al contratto è una giornata importante e merita di essere condivisa tra tutti.  Così, la famiglia riunita e allargata (moglie e rispettivi genitori), si recano alla banca per concludere l’accordo.

Il mutuo originariamente discusso e pattuito era ben calibrato.  La rata che ne risultava era vivibile e proporzionata al reddito del debitore.  Ma, arrivato il momento di firmare, qualcosa è cambiato.  
Accade dunque che i bancari incaricati rivelano alla famiglia riunita che quella originaria proposta non può essere confermata in quanto hanno verificato nel frattempo che Antonio non è in possesso dei requisiti richiesti.   
Che si fa? Si va tutti a casa e buonanotte? 
Certo che no.  La banca riformula sedutastante la proposta così modificata: un nuovo mutuo per l’acquisto della casa, di entità ridotta rispetto al precedente e, in aggiunta, un prestito che va a “colmare” il delta mancante.

 

Antonio non sa, non capisce, non è la sua materia.  Le famiglie sono preoccupate, disorientate. La moglie ha paura.  “Cosa succede Antonio??  Cosa vuol dire?? Cosa facciamo?? ...e la nostra casa...??”.
Antonio firma e - da lì in poi - è come se si fosse imbarcato per un viaggio senza ritorno e, assai peggio, senza meta pervenuta.


La rata, a seguito dell’integrazione di mutuo + prestito, è lievitata e arrivare a pagarla ogni mese non è affatto scontato.
La questione si complica - per modo di dire ovviamente - con la nascita di un figlio.
Le spese aumentano, ma Antonio non vuole mancare di onorare il debito.
Si reca allora alla banca per chiarire la sua situazione di difficoltà e cercare una soluzione.
I bancari propongono una “bella” soluzione: un secondo mutuo finalizzato a generare liquidità al cliente (Antonio).


Così Antonio riesce a pagare le rate del primo mutuo e ad estinguere il prestito contratto alla stipula dello stesso.
Purtroppo per lui il primo mutuo è ancora da nutrire per lungo tempo. A quello si aggiunge il secondo mutuo carico a sua volta di interessi.  Il debito mensile non è più sostenibile. 

 

Antonio pensa di mollare restituendo la casa alla banca.  Sarebbe bello se fosse praticabile. Naturalmente la banca non accetta.  In conclusione, Antonio smette di pagare.  Non può fare altrimenti.

A casa di Antonio è sera.  La famiglia si appresta a cenare. Il telefono squilla.  E’ l’istituto delle vendite giudiziarie che intima ad Antonio di lasciare l’abitazione in quanto pignorata e presto sarà messa all’asta.

 

Antonio non capisce bene cosa significhi quella telefonata.  Gli suona come una minaccia.  Eppoi è stanco perchè nel frattempo la fabbrica dove lavorava ha chiuso e lui si arrangia facendo tutti i lavoretti che gli propongono spesso molto pesanti. Non ha tempo, nè voglia,nè forze per capire, informarsi, valutare. In aggiunta ha paura.  Non vuole che la sua famiglia finisca sulla strada.  

Ecco perchè Antonio, moglie e figlio abbandonano la loro abitazione dopo avere raccolto in fretta e furia le cose essenziali in qualche borsa e in una valigia.


Vanno via di prima mattina.  All’alba.  Antonio crede che così nessuno li vedrà “scappare”.  

Si trasferisce in una casa in affitto e trova un nuovo lavoro - per ora - fisso.


Dopo pochi mesi dall’assunzione, viene informato dall’amministrazione aziendale che un quinto del suo stipendio è pignorato dalla banca (quella che a suo tempo trovò per lui fantastiche soluzioni di credito).

Perchè - si domanda - dovrei accettare un pignoramento per un prestito che non ho richiesto? 
Chiede consiglio ai colleghi e cerca in internet un’associazione che lo possa aiutare.


Ed eccoci alla sera in cui ha conosciuto l’associazione Avvocati al Tuo Fianco.  Punto di partenza di un nuovo percorso.


Nel frattempo la casa di Antonio è stata pignorata e messa all’asta.  Ancora non è stata venduta benchè il suo prezzo sia di molto ridotto rispetto al valore originario e di mercato.

 

L’associazione Avvocati al Tuo Fianco è all’opera per e con Antonio al fine di ridurre o comunque ridimensionare il suo debito e dunque il pignoramento dello stipendio, senza annichilire del tutto l’istituto di credito.  Non è l’annichilimento che cerchiamo, ma una via di collaborazione.

Per comprendere che valore potrebbe avere, in una situazione analoga a quella di Antonio,  una mediazione - gestita da un’associazione consumatori come la nostra o da un legale di propria scelta - basti pensare a quanto la banca ci guadagnerebbe semplicemente pattuendo di ridare ad Antonio la casa ad un mutuo commisurato al suo stipendio invece di impedirgli di avere una vita.  

 

La banca si vedrebbe garantita la restituzione del prestito fatto e Antonio e la sua famiglia ricomincerebbero a contribuire attivamente al tessuto economico e sociale di cui tutti facciamo parte invece di vivere semplicemente alla rincorsa di un debito incolmabile.

 

Non sempre ci è possibile intervenire.  Capita che non ci sia spazio per una trattativa, uno scambio o un accordo. Ma - insieme - vale la pena provarci.

 

La carta che abbiamo giocato con Antonio è proprio questa: abbiamo fatto calare il prezzo d’asta (la casa è andata sempre invenduta) e quindi abbiamo proposto alla banca l’acquisto dell’immobile con reintegro di Antonio nel contratto di mutuo al nuovo valore ridotto e con rate proporzionate.
Antonio risparmierebbe così sull’affitto che andrebbe a estinguere il mutuo e ciascuno avrebbe ciò che desidera: la banca il rientro del finanziamento e Antonio una casa.

 

Questa è una storia tratta dalla vita vera di un nostro associato. Nomi, luoghi e dettagli sono inventati. La condividiamo perchè sia di sprone, a chi si trovi nella sua condizione, per rivolgersi ad una struttura di sostegno - associazione o altro - e a non lasciarsi andare a fondo.
Alla prossima.

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