Ricorso in autotutela? Vietato improvvisare!

Monday, May 15, 2017

 

Con il ricorso in autotutela il cittadino può ottenere l’annullamento di un atto (un avviso, un verbale, una cartella esattoriale, ecc.) emesso da una pubblica autorità senza dover ricorrere al giudice.  

Anche l’avvocato non è obbligatorio, ma è consigliabile farsi comunque guidare e sostenere da un legale dovendo gestire principi giuridici e termini di legge che non sempre sono alla portata di tutti.

Considerate poi che seppure con l’affiancamento di un avvocato, il ricorso in autotutela rimane un metodo economico (i costi dell’attività sono nettamente inferiori rispetto a quelli di una causa) e veloce di ottenere il risultato auspicato.

 

Naturalmente devono sussistere i presupposti adatti e non è consigliabile affrontare con troppa leggerezza questo genere di procedura per via della sua economicità.

Il concetto “tanto non mi costa niente” o “tanto mi costa poco” viene caldamente osteggiato dall’associazione Avvocati al Tuo Fianco in quanto dove non si lavora con l’obiettivo di portare a casa un successo, ma si opera per tentativi, ecco che si perde tempo e denaro per quanto esiguo possa essere stato l’investimento.

 

Il presupposto principale è che l’atto sia palesemente viziato e/o illegittimo (per es. una contravvenzione per un’auto non intestata al destinatario; una cartella esattoriale per un tributo non dovuto o già pagato; un verbale che difetti di uno degli elementi essenziali, ecc.).  

 

In questi casi infatti è la pubblica amministrazione stessa a voler evitare una causa che la vedrebbe sicuramente perdente; mentre non è interesse del cittadino avviare un contenzioso lungo e costoso.

Così, la legge consente al semplice cittadino di presentare un ricorso direttamente all’ufficio che ha emanato l’atto contestato o, in caso di grave inerzia, a quello gerarchicamente superiore. 

 

Si tratta di una richiesta in carta semplice, da inviare con raccomandata a.r.  La comunicazione deve chiaramente rifarsi agli articoli di legge previsti dalla normativa, deve identificare compiutamente l’atto contestato, deve essere corredata di tutta la documentazione a supporto e deve argomentare dettagliatamente i presupposti delle richieste.

 

L’obiettivo dunque è di segnalare all’amministrazione l’errore in cui essa è caduta, sollecitandola a riconsiderare la legittimità del proprio atto ed, eventualmente, ad annullarlo.

 

Il termine “autotutela” sottolinea proprio il potere/dovere della amministrazione di tutelarsi dai suoi stessi errori e di correggere o annullare gli atti illegittimi, evitando inutili condanne giudiziali.

Grande attenzione bisogna quindi porre nella stesura del testo e nella raccolta documentale di sostegno; circostanze che evidenziano l’ importanza che sussista il consiglio e la guida di un avvocato.  

La sua presenza diviene ancora più fondamentale se si considera poi che la presentazione di una richiesta in autotutela non garantisce l’accoglimento dell’istanza stessa, ovvero non sospende i termini del ricorso al giudice contro l’atto viziato. 

 

Per cui è sempre meglio cautelarsi onde evitare l’eventualità che l’Amministrazione non risponda al ricorso o lo rigetti: poiché, in tal caso, l’atto – pur se viziato – diverrebbe definitivo e contro di esso non vi sarebbero più tutele.

È buona regola, allora, farsi supportare dall’avvocato anche per questo aspetto procedurale  affinchè siano sempre tenuti sotto controllo i termini per presentare il ricorso in Tribunale e, in prossimità del loro scadere, in caso di mancata risposta o di rigetto dell’Amministrazione, sia avviata tempestivamente la fase giudiziale. 

 

In alternativa, come si dirà tra breve, è consigliabile presentare, parallelamente alla richiesta di autotutela, anche il ricorso in tribunale per non rischiare che l’atto diventi definitivo.

Al contrario il ricorso in autotutela può essere presentato anche dopo la scadenza dei termini per l’opposizione in tribunale, in quanto non vi sono limiti per l’amministrazione di riconsiderare la legittimità del proprio operato.

 

Qualora ci si rivolga all’ufficio sbagliato (per esempio al concessionario quando questi non è competente) esso deve “far da tramite” inoltrando l’istanza all’ufficio giusto.

 

L’Amministrazione procede alla correzione o all’annullamento dell’atto segnalato dal cittadino nei seguenti casi:

– errore di persona;

– evidente errore logico o di calcolo;

– errore sul presupposto dell’imposta;

– doppia imposizione;

– mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti;

– mancanza di documentazione successivamente sanata (non oltre i termini di decadenza);

– sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolati, precedentemente negati;

– errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall’amministrazione;

– siano decorsi i termini previsti per ricorrere, ovvero l’atto sia diventato definitivo;

– il ricorso sia stato presentato ma respinto con sentenza passata in giudicato.

 

Dopo aver esaminato l’istanza e l’atto contestato, l’ufficio dovrebbe comunicare al contribuente la propria decisione; ma non sempre ciò avviene e spesso gli enti non forniscono alcun riscontro. Attenzione: in tali casi il silenzio non può essere considerato come assenso al ricorso. Per cui l’atto resta ancora valido in assenza di un espresso annullamento.

L’annullamento dà diritto al rimborso delle somme eventualmente già riscosse.

 

Contro l’atto viziato, dunque, il contribuente può proporre sia il ricorso in autotutela all’Amministrazione, sia il ricorso al giudice competente. Si tratta di due procedimenti diversi.

 

L’autotutela­­ è più celere, economica e viene presentata allo stesso organo che ha emanato l’atto viziato il che può comportare il rischio di incappare nella scarsa imparzialità dell’ente che, presumiamo, tenderà a confermare la legittimità dei propri atti, salvo il caso di errori palesi ed incontestabili. 
Ecco perchè l’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco caldeggia l’autotutela soprattutto nel caso di vizi palesi dell’atto, quali ad esempio il pagamento già avvenuto.
 
Il ricorso al giudice, invece, per quanto costoso (è necessario l’intervento di un avvocato) e più lungo, apre un contraddittorio davanti a un giudice che è terzo e imparziale.

 

In teoria nulla vieta di presentare contemporaneamente sia il ricorso in autotutela, sia quello in tribunale. Anche per via della più celere definizione del primo, il cittadino può sempre rinunciare alla causa in un secondo momento.

 

Credete di avere per le mani una situazione gestibile con il ricorso in autotutela?  Non perdete altro tempo tormentandovi e toglietevi ogni dubbio contattandoci al numero 0332 15 63 491 oppure al numero verde 800 91 31 81 oppure ancora scriveteci all’indirizzo avvocatialtuofianco@gmail.com.

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