Ennesimo dietrofront delle istituzioni: questa volta è l’INPS a ridimensionare la restituzione delle pensioni

Tuesday, January 17, 2017

 

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale emessa nel 2015 la quale aveva stabilito l’illegittimità dell’articolo della legge Fornero relativo al blocco della perequazione della pensione, ecco che il decreto successivo vanifica buona parte dei benefici che si sarebbero potuti ottenere in conseguenza della decisione della Corte.

 

Come Associazione Consumatori Avvocati al Tuo Fianco, ci siamo attivati già da mesi per conto di nostri associati al fine di sollecitare all’Inps la restituzione delle somme ingiustamente sospese. Molte sono le comunicazioni ufficiali che abbiamo inviato agli organismi preposti ed eravamo impazienti di ricevere l’atteso riscontro. Siamo perciò contrariati quanto voi nel venire a conoscenza di questo ennesimo frustrante esito.

 

Il decreto attuativo della sentenza della Corte Costituzionale infatti prevede solo la restituzione di parte degli arretrati della pensione ed applica rivalutazioni minime disponendo così non una reintegrazione delle mancate perequazioni, ma solo una sistemazione di quelle relative agli anni 2012 e 2013 e una rivalutazione ridotta delle pensioni, per gli anni successivi.

 

Quindi cosa succede adesso?

Succede che chi ha fatto la richiesta per la restituzione si vedrà recapitare dall’Inps un messaggio con esito negativo.

 

Come l’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco vi ha più volte illustrato, il blocco della perequazione della pensione è stato disposto dalla Legge Fornero, nota anche come Decreto Salva Italia: in pratica, a partire dal 2012, alle pensioni di importo superiore a 1.443 euro (cioè superiori a 3 volte il trattamento minimo Inps) non è stata applicata la perequazione, cioè l’adeguamento del trattamento all’inflazione.

 

La citata sentenza della Corte Costituzionale aveva poi dichiarato illegittimo lo stop all’adeguamento delle pensioni e l’articolo che lo stabiliva è stato cancellato con effetto retroattivo, dato che la sentenza ha un’efficacia immediata.

 

Lo Stato avrebbe dunque avuto l’obbligo di restituire i soldi ai cittadini: un serio problema per le casse pubbliche, tant’è che, come già esposto, il Governo ha sistemato la situazione solo in parte, con un successivo decreto.

 

Il decreto, in particolare, ha disposto esclusivamente il riconoscimento degli arretrati e non la ricostituzione del trattamento pensionistico. L’applicazione della rivalutazione è decrescente al crescere del trattamento pensionistico: sono difatti stati previsti quattro scaglioni di importi ai quali applicare (all’intero trattamento e non alle fasce di importo) la relativa percentuale di adeguamento all’indice Foi (indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati).

 

La norma stabilisce con apposite tabelle, il valore degli arretrati spettante per gli anni 2012 e 2013, considerando che, a causa della Legge Fornero, i trattamenti pensionistici che nel 2011 superavano i 1443 euro non sono stati rivalutati; il decreto sancisce anche una rivalutazione dell’importo degli arretrati, pari al 20%, per gli anni 2014 e 2015 e pari al 50 % per gli anni dal 2016 in poi.

 

In buona sostanza, applicando il decreto, l’Inps restituisce solo una minima parte di quello che sarebbe spettato applicando gli adeguamenti in misura intera determinando notevoli perdite.

 

Le penalizzazioni vanno da un minimo del 66,41% dell’importo spettante per i trattamenti pari a 1.450 euro mensili, sino ad arrivare al 100% dell’importo, per le pensioni sopra 2.900 euro, alle quali non è restituito nulla.

 

L’associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco è già all’opera per capire quali siano i passi da compiere onde evitare che anche questa parziale correzione venga ulteriormente ritardata o nuovamente "corretta" al ribasso.

Pubblicheremo senza indugio tutti gli aggiornamenti in materia: continuate a seguirci!

 

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