Ecco le cose da fare nel caso di fallimento dell’azienda presso la quale si è dipendenti


Innanzitutto si fa una richiesta di intervento al Fondo di Garanzia presso l’INPS per ottenere i seguenti benefici:

- il trattamento di fine rapporto di lavoro (cosiddetto TFR) che non è stato corrisposto dal datore di lavoro;

– le retribuzioni spettanti per gli ultimi tre mesi di rapporto di lavoro, purché rientrino nei dodici mesi anteriori alla data della domanda di fallimento. Qualora gli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro coincidano, in tutto o in parte, con un periodo di sospensione del rapporto durante il quale non è sorto alcun diritto retributivo – per esempio per la fruizione di permessi non retribuiti o di trattamenti previdenziali interamente sostituivi della retribuzione – la garanzia è riferibile ai tre mesi immediatamente precedenti, purché rientranti nei dodici mesi prima del deposito della domanda di fallimento.


Per poter accedere al Fondo di Garanzia è necessario però che si concretizzino determinati requisiti:

a) il rapporto di lavoro subordinato deve essere cessato;

b) deve essersi aperta una procedura concorsuale.


La domanda di intervento del Fondo deve essere presentata dal lavoratore o dai suoi eredi alla sede dell’INPS nella cui competenza territoriale l’assicurato ha la propria residenza; se avanzata ad una Sede diversa essa verrà trasferita d’ufficio a quella territorialmente competente.


La domanda può essere presentata sul modello appositamente predisposto (TFR/CL – SR50) oppure in carta semplice, purché vengano riportate tutte le informazioni contenute nel citato modello.

La domanda va controfirmata dal Curatore della procedura fallimentare. I tempi per ottenere il pagamento sono relativamente brevi (specie se rapportati ai tempi della giustizia italiana).

Per la presentazione della domanda non è necessario l’intervento di un legale, ma consigliamo di appoggiarsi ad un’Associazione Consumatori come Avvocati al Tuo fianco per avere la certezza di non commettere errori banali che possano compromettere l’ottenimento dell’intervento.


In secondo luogo conviene sempre richiedere di insinuarsi allo stato passivo del fallimento.

Per i crediti che non rientrano nella copertura del Fondo di Garanzia, il lavoratore può depositare una domanda indirizzata al Tribunale dove si è aperto il fallimento.


La domanda è finalizzata ad essere ammesso al passivo ovvero ad essere iscritto nelle liste dei creditori tra i quali saranno ripartiti i ricavi del fallimento. Per essere ammessi è sufficiente disporre dei documenti che possano comprovare il proprio credito (per es. buste paga, CUD, lettera di assunzione etc.)


Generalmente è lo stesso Curatore del fallimento, subito dopo l’apertura della procedura, a inviare a tutti i creditori (compresi quindi gli ex dipendenti) una lettera in cui li invita a presentare domanda di ammissione allo stato passivo e spiega loro come fare.


Dopo la domanda e la successiva udienza per l’ammissione al fallimento, a condizione naturalmente che vi siano beni da liquidare e l’asta sia andata a buon fine, i lavoratori verranno pagati con gli eventuali ricavi derivanti dalla vendita dei beni dell’impresa fallita.


Considerato che la gran parte dei fallimenti si chiude per mancanza di moneta con cui pagare i creditori intervenuti, il rischio che il lavoratore rimanga insoddisfatto esiste ed è per questo motivo che è stato creato il Fondo di Garanzia.


Nell’ipotesi in cui la procedura fallimentare riesca a realizzare dei ricavi dalla vendita dei beni dell’impresa, i ricavi serviranno per pagare i creditori. I lavoratori, però, saranno pagati in via privilegiata rispetto agli altri creditori intervenuti nel fallimento (in proposito, si dice che essi vantano un "privilegio"). I lavoratori hanno la precedenza rispetto a ogni altro credito privilegiato.


Se l'azienda presso la quale eravate dipendenti è fallita e volete avere la certezza di avere adottato le misure corrette per ottenere il sostegno economico di cui avete bisogno per superare la temporanea difficoltà, non esitate a contattare l'Associazione Consumatori Avvocati al Tuo Fianco la numero 0332 15 63 491 oppure al numero verde 800 91 31 81.

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