Sopravvivere: regola n. 1

Tuesday, December 20, 2016

 

Sopravvivere: regola numero 1

Quindi mai disperare quando a casa arriva la raccomandata dell’Agente della riscossione. Invece fate così: riflettete con calma e seguite qualche suggerimento come quelli che associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco vi elenca qui sotto.


In ogni caso sopravvivete.  Anche alla agenzia delle entrate e al suo esattore.

Fate così: ritirate la raccomandata dal postino, fate un respiro profondo, calmatevi e riflettete. Le questioni da esaminare sono le seguenti: i tempi, la sostanza e la forma. Esistono, infatti, delle scadenze per poter contestare una cartella esattoriale, esistono dei vizi sul merito ed esistono dei vizi di forma.

 

Partiamo dai tempi.
Variano a seconda del motivo per cui l’Agente di riscossione ci ha recapitato la cartella:

•se ci viene contestata una multa per violazione del Codice della strada ci sono 30 giorni di tempo per impugnarla davanti al Giudice di pace nel caso non sia stato notificato il verbale oppure 20 giorni davanti al Tribunale per un vizio di forma (cartella non firmata o mancanza di qualche altro dato obbligatorio). Si arriva perfino al tempo indeterminato se la cartella arriva cinque anni dopo la notifica del verbale: cade in prescrizione.
•se la cartella esattoriale riguarda contributi previdenziali Inps o Inail, ci sono 40 giorni di tempo davanti al Tribunale per un vizio di ruolo oppure 20 giorni davanti al Tribunale del Lavoro per vizi di forma;
•se la cartella ci contesta tasse o tributi non pagati, ci sono 60 giorni di tempo per impugnarla per qualsiasi tipo di vizio davanti alla Commissione tributaria provinciale del luogo in cui ha sede l’Ente creditore.

E veniamo ai vizi. Come accennato, sono di due tipi:
•vizi sul merito: le tasse che l’esattore pretende sono già state pagate, oppure sono più alte del dovuto, ecc. Meglio avere una conferma dal proprio commercialista;
•vizi di forma: non vengono rispettate regole o procedure obbligatorie da parte dell’Agenzia delle Entrate per chiedere quanto dovuto.


Il difetto di notifica
Tra i vizi di forma più comuni c’è quello del difetto di notifica. Significa che il postino non ha rispettato le formalità imposte dalla legge per consegnare la cartella esattoriale. E quali sono queste formalità?
Il postino deve provare realmente a trovarvi. In pratica se voi non ci siete deve provare a consegnare nelle mani di un familiare convivente.  Altrimenti va dal portiere, ove presente.
Il postino (o l’ufficiale giudiziario che viene a consegnare la cartella esattoriale) è tenuto a citare nella relata di notifica, posta alla fine della cartella, di avere seguito quest’ordine nel tentativo di consegnarla.

E qui bisogna prestare attenzione. Se contesto una cartella esattoriale per difetto di forma della notifica, vuol dire che in un modo o nell'altro sono venuto a conoscenza dell’atto. Decade, quindi, il vizio di forma.  Meglio, allora, fare finta di non averla mai ricevuta. Nel caso l’Agenzia delle Entrate proceda con un atto esecutivo (cioè un pignoramento) o con un atto cautelare (l’ipoteca o un fermo), si potrà sempre proporre una opposizione all’esecuzione e contestare la nullità della notifica della cartella esattoriale proprio per il predetto vizio di forma. Tenendo conto, però, che non tutti i Tribunali sono d’accordo sul fatto che la notifica a mezzo posta sia illegittima. Basare tutta la propria difesa su questo aspetto potrebbe essere rischioso.

 

La relata di notifica
Se la relata di notifica è apposta sul frontespizio della cartella, questa può essere considerata nulla.  Si tratta di un banale errore che può avere però conseguenze definitive.   La relata deve essere apposta alla fine della cartella e mai sul frontespizio.


Il vuoto di memoria
A volte è passato del tempo e uno non si ricorda di avere mai firmato alcunché. Tuttavia, ciò non significa che il postino non abbia mai provato di consegnare la notifica di una cartella esattoriale.
L’uomo della pettorina gialla depositerà la raccomandata a voi indirizzata presso la Casa Comunale vi invierà un avviso della giacenza spedendovi una raccomandata con avviso di ricevimento. Se siete assenti anche nel momento in cui l’avviso di giacenza viene notificato, ve lo troverete affisso alla porta d’ingresso della vostra abitazione, oppure nella cassetta postale, oppure ancora in quella del vostro ufficio o della vostra azienda.
Perciò verificate che nella vostra cassetta della posta non vi sia qualche avviso di raccomandata da voi non ritirata.

Oppure potrete sempre controllare, tramite una richiesta di “accesso agli atti”, presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, che tutta questa procedura sia stata correttamente eseguita.

Di tutti questi atti vi deve essere necessariamente copia presso l’Agente della riscossione e quest’ultimo è tenuto a darvene visione.

 

E se mancano gli interessi o il tasso?
A occhio non si paga nulla, tanto meno multe o tasse. Ecco perché la cartella esattoriale deve obbligatoriamente contenere una dettagliata indicazione delle modalità con cui gli interessi sono stati calcolati e dei relativi tassi. Altrimenti, la cartella che vi è stata recapitata è interamente nulla.

Nel dettaglio degli addebiti – che costituisce una delle pagine della cartella – dovrete quindi trovare anche il dettaglio del calcolo degli interessi che vi vengono richiesti in pagamento e degli specifici tassi applicati.

Non basta, quindi, riportare la cifra globale degli interessi e non siete nemmeno tenuti, come contribuenti, ad avere una laurea in matematica o a ricostruire il modo in cui l’Agenzia delle Entrate ha calcolato gli interessi per i singoli anni di tassazione.

 

La cartella non è completa
L’Agenzia delle Entrate pretende precisione dal contribuente, ma deve essere altrettanto precisa. Ciò significa che quando vi invia una cartella esattoriale a casa, deve stare attenta a riportare al suo interno tutte le informazioni necessarie affinché il diretto interessato capisca la pretesa tributaria e, nello stesso tempo, si possa difendere. La legge, infatti, impone una serie di comunicazioni che l’atto deve elencare in modo esaustivo (per esempio: i termini entro cui far ricorso, ecc.).

Una cartella esattoriale priva di una pagina è una cartella nulla. Il cittadino può limitarsi a sollevare l’eccezione. L’Agente di riscossione dovrà dimostrare il contrario.

 

Manca la causale
Gli importi richiesti dall’Agenzia delle Entrate devono essere sempre accompagnati dalla causale delle somme pretese dal fisco. Secondo la Cassazione, infatti, la cartella deve contenere indicazioni sufficienti a consentire al contribuente di identificare in maniera agevole la causale delle somme pretese dall’amministrazione finanziaria. Non si paga a occhio e non si paga senza un perchè.

 

Mancano delle informazioni
Ci sono altre informazioni che, se non riportate sulla cartella esattoriale, la rendono nulla. Eccole:
•l’intimazione al pagamento della cifra risultante dal ruolo entro il termine di 60 giorni dalla notifica, con l’avvertimento che, in difetto, si procederà a esecuzione forzata;
•la data in cui il ruolo è stato reso esecutivo;
•il numero identificativo della cartella;
•l’ente titolare del credito per il quale si sta agendo (per es. Inps, Comune, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, ecc.);
•la specie del ruolo;
•le generalità del debitore (per es. codice fiscale, dati anagrafici, ecc.);
•l’anno o il periodo di riferimento del credito;
•l’importo di ogni articolo di ruolo;
•il totale degli importi iscritti a ruolo;
•il numero delle rate in cui il ruolo deve essere riscosso, il loro importo e la loro cadenza;
•l’indicazione sintetica degli elementi sulla base dei quali è stata fatta l’iscrizione a ruolo (il famoso “perché” citato prima);
•qualora l’iscrizione a ruolo sia conseguente a un atto notificato in precedenza, devono essere indicati gli estremi di tale atto e la relativa data di notifica oppure l’atto stesso va allegato;
•l’avviso che, in caso di mancato pagamento, l’Agente della riscossione potrà procedere ad acquisire, in via stragiudiziale, i dati relativi a eventuali crediti vantati dallo stesso debitore nei confronti di terzi, al fine dello svolgimento di eventuali azioni di espropriazione;
•l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo, nonché di quello di emissione e notifica della cartella stessa.

La firma autografa del dirigente non è più considerata necessaria. Basta l’intestazione.

 
Mancano termini e modalità entro cui fare ricorso
Per la legge bisogna dare al destinatario la possibilità di difendersi. Così, l’Agenzia delle Entrate è tenuta ad informare il cittadino sul suo diritto a presentare ricorso, cioè a bussare alla porta di un giudice per chiedere l’annullamento della cartella esattoriale qualora ritenga che non sia valida. L’Agente di riscossione, dunque, sarà tenuto all’indicazione dei termini temporali e delle modalità entro cui è possibile fare quel ricorso. Se manca questa informazione, la cartella non sarà nulla (a differenza degli altri vizi di forma) ma l’eventuale ricorso presentato oltre i termini o al giudice sbagliato non comporterà preclusioni per il contribuente.

 

L'importanza della leggibilità
Il timbro che riporta la data di notifica di una cartella esattoriale è un elemento fondamentale. La sua indicazione chiara e leggibile è obbligatoria, pena l’invalidazione della cartella.

Attenzione però: anche in questo caso, come già detto sopra, sollevare una impugnazione contro la cartella potrebbe essere controproducente, posto il principio secondo cui l’opposizione sana ogni vizio di notifica.

 

Per qualunque altro dubbio non esitate a contattare l'associazione consumatori Avvocati al Tuo Fianco al numero 0332 15 63 491 oppure al num. verde 800 91 31 81.

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