Lo scostamento dagli studi di settore non è sempre motivo sufficiente per una rettifica

Monday, December 5, 2016

 

È illegittima la rettifica nei confronti dell’artigiano che non si è adeguato agli studi di settore, se prova di essere anche lavoratore dipendente. A stabilirlo è la Corte di cassazione con la sentenza 18447/2016 depositata ieri.

 

La vicenda trae origine da una rettifica di maggiori ricavi dell’agenzia delle Entrate a un elettricista. Al contribuente era stato in particolare contestato un rilevante scostamento rispetto agli studi di settore, contestazione basata sul presupposto che per un periodo di imposta risultava avesse emesso una sola fattura, di poche centinaia di euro.

L’agenzia sottolineava poi il comportamento antieconomico dell’artigiano: l’elettricista, infatti, aveva iniziato l’attività con l’apertura della partita Iva alcuni anni prima e, per lo svolgimento, aveva nominato un responsabile tecnico per la certificazione degli impianti.

 

L’atto impositivo veniva impugnato innanzi all’autorità tributaria territoriale competente che accoglieva il ricorso, ma la sentenza veniva riformata in sede regionale , poiché ritenuto evidente il predetto comportamento antieconomico del contribuente, a nulla rilevando il fatto che l’artigiano fosse dipendente di una società e che, per tale causa, poteva svolgere l’attività autonoma solo marginalmente. Mancava infatti, la prova della tipologia di contratto se cioè fosse un dipendente a tempo pieno o parziale.

 

Il contribuente presentava ricorso in Cassazione, sostenendo che fin dal primo grado emergesse in realtà lo svolgimento a tempo pieno di lavoro dipendente, idoneo a giustificare lo scostamento dei redditi dichiarati rispetto ai risultati di Gerico e che da tale attività di lavoro dipendente derivava anche un reddito annuo sufficiente a spiegare lo svolgimento dell’attività autonoma in via solo residuale.

 

L’asserito comportamento antieconomico non si poteva desumere dall’apertura in anni precedenti, della partita Iva, tanto meno dalla nomina di un responsabile tecnico per la certificazione degli impianti, obbligatoria per legge.

 

La Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo che la pronuncia della commissione regionale fosse incorsa in un palese vizio di motivazione. Il collegio di appello, infatti, non aveva adeguatamente considerato lo svolgimento del lavoro dipendente da parte dell’elettricista di cui il contribuente aveva dato ampia prova e aveva basato la sua decisione meramente sullo scostamento.

 

La sentenza conferma l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale ricade sull’agenzia delle entrate l’onere di individuare altri idonei elementi a sostegno dello scostamento derivante dagli studi di settore.

 

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