Approvato il nuovo tetto ai prelevamenti pena la presunzione di "nero"

Wednesday, November 16, 2016

 

In vigore un nuovo tetto ai prelievi e ai versamenti sul conto corrente pena la presunzione di compensi "in nero".


Viene riscritta la norma che stabilisce il tetto alle somme prelevabili/versabili sul conto corrente.
Rimane valida la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti che vieta l'uso di contanti nei pagamenti a partire dai 3.000 euro escludendo i conti correnti da tale limitazione.

 

Con la novità introdotta però importanti vincoli vengono posti sulle operazioni che i correntisti e in particolare gli imprenditori possono compiere.

Infatti oltre i 1000 euro al giorno o oltre i 5000 euro al mese di prelevamento/versamento scatta automaticamente la presunzione di compensi "in nero".


Dunque da domani chi preleva dal conto corrente una somma superiore a mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese potrebbe essere oggetto di indagini da parte dell’Agenzia delle entrate.


Oltre questi nuovi limiti imposti scatterà automaticamente una presunzione di evasione qualora il contribuente non riesca a dimostrare il contrario. È questo l’emendamento più allarmante appena approvato al decreto fiscale e che sta spaventando contribuenti e risparmiatori.

 

Perciò d'ora in poi tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non possono essere dimostrate, l’Agenzia delle Entrate può presumere che, dietro l’operazione, si nasconda un’attività non dichiarata.

 

Scatta quindi il recupero a tassazione di quel reddito. Insomma una vera e propria sanzione per chi non sa dire da dove provengono o dove finiscono i suoi soldi sul conto corrente. Un principio che la legge stabilisce, in modo netto e chiaro per gli imprenditori, ma che spesso è stato applicato anche ai lavoratori dipendenti.

 

La possibilità di subire un accertamento fiscale per prelievi o versamenti consistenti di denaro sul conto esiste infatti anche per il lavoratore con reddito fisso, come il normale lavoratore dipendente.
La giurisprudenza, ammette – sebbene non in via sistematica, ma solo laddove le evidenze di una possibile evasione fiscale siano conclamate – gli accertamenti bancari anche sui risparmiatori.

 

Si tratta, ovviamente, solo di una «presunzione» contraria al contribuente, che opera per di più in automatico, ma che consente sempre la prova contraria. Una prova, tuttavia, non del tutto ovvia da produrre atteso che, spesso, dopo molto tempo, si perde traccia e memoria delle ragioni dei propri spostamenti monetari. Ecco allora che, oltre a una corretta causale, è consigliabile conservare un archivio con le pezze giustificative dell’impiego di consistenti somme di denaro.

E' importante sottolineare però che la nuova norma vuole imporre un limite numerico preciso soprattutto per le presunzioni sui prelievi degli imprenditori e imprese: la possibilità che il prelievo divenga ricavo sussisterà al superamento di limiti giornalieri e mensili fissati, rispettivamente, a mille e 5 mila euro.

 

La presunzione contraria al contribuente, per i prelievi non giustificati, scatterà solo se viene superato il limite giornaliero di mille euro e, comunque, quello di 5 mila euro mensili. Entro invece tale limite siamo dinanzi a una sorta di «franchigia» entro la quale il problema non dovrebbe sussistere. Al contrario, superate le predette soglie la norma potrebbe essere azionata ma, si ritiene, soltanto per l’eccedenza rispetto alle stesse.
 
La presunzione legale continuerà, quindi, ad operare soltanto per le somme che superano tali importi, in relazione alle quali si ritiene resti possibile fornire la prova contraria dimostrando «la loro coerenza con il tenore di vita rapportato al volume d’affari dichiarato».

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