Istanza in autotutela: può essere bi-gusto? Doppia istanza, doppio gusto!!!

Giurisprudenza e prassi sono sempre più propense ad ammettere la possibilità per il contribuente di ricorrere ad una doppia autotutela in materia di cartelle esattoriali: quella "specifica" e quella "generale".

La legge di Stabilità 2013 ha introdotto uno strumento di autotutela tributaria nota come "sospensione legale della riscossione" e recentemente oggetto di modifiche introdotte dal "decreto riscossione".


Questa forma di autotutela è definita "specifica" in quanto si applica - ai soli concessionari della riscossione - solo ad alcuni specifici casi previsti dalla normativa - comporta degli effetti diversi rispetto a quelli determinati dalla autotutela tributaria "generale".


In particolare, può essere richiesta solo in ipotesi di prescrizione o decadenza del diritto di credito, sgravio, sospensione amministrativa o giudiziale, intervenuto pagamento. Non sono ammesse altre cause generiche di inesigibilità del credito per scongiurare il rischio di un utilizzo pretestuoso dell'istituto.

Per questo motivo è importante effettuare un'attenta analisi dell'estratto di ruolo onde identificare con esattezza le eventuali motivazioni su cui fondare l'istanza. In questa fase è determinante disporre di professionisti e legali, come quelli presenti presso l'associazione Avvocati al Tuo Fianco, che siano in grado di guidarvi attraverso una precisa e puntuale lettura dei documenti forniti da equitalia.


La presentazione dell’istanza di autotutela specifica va presentata entro il termine perentorio di 60 giorni dalla notifica dell'atto del concessionario (equitalia) e comporta la sospensione automatica dell’attività di riscossione. In seguito, se l'agente riscossore non dà riscontro all'istanza entro 220 giorni, il silenzio viene interpretato come assenso e dunque le relative iscrizioni a ruolo «sono annullate di diritto». In caso di presentazione dell'istanza successivamente ai 60 giorni, decade la possibilità di adire la sospensione automatica della riscossione, ma permane l'ammissibilità delle istanze che vengono comunque acquisite dal concessionario perchè ne venga verificata l'ammissibilità (circolare Equitalia 98/2015).

Come evidenziato dalla dottrina, l’istituto dell’autotutela “specifica” costituisce un’espressione del più ampio e generale potere/dovere di rimozione degli atti illegittimi.


Trattandosi però di uno strumento dotato di tante peculiarità, è legittimo domandarsi se esso escluda la possibilità per il contribuente di ricorrere anche all'istituto dell'autotutela "generale", soprattutto in ipotesi in cui il contribuente si trovi nella necessità di opporre ragioni di illegittimità diverse da quelle previste per l’autotutela “specifica”.


In linea di massima, come anticipato nella premessa di questo articolo, l'orientamento sembra essere favorevole alla "doppia autotutela".

A far propendere in tal senso è, infatti, la posizione della giurisprudenza di merito che ha individuato in capo a Equitalia un vero e proprio dovere giuridico di verifica della legittimità delle pretese dell'ente impositore poste alla base della riscossione; verifica da cui deve discendere l’annullamento, dell’atto esecutivo che non risulti valido.

Nello stesso senso, inoltre, deve leggersi la circolare 98/2015 di Equitalia, nella parte in cui sancisce l’obbligo per gli uffici periferici di acquisire anche le istanze di autotutela generale, con la sola precisazione che (a differenza delle istanze di autotutela “specifica”) la presentazione di tali istanze non comporta alcuna sospensione automatica dell’attività di riscossione.

Da sottolineare poi che l'istanza in autotutela "generale" non è soggetta la termine di presentazione di 60 giorni e che il mancato riscontro del riscossore viene interpretato non come assenso, bensì come diniego. Tale "rifiuto espresso" è impugnabile dal contribuente solo per far valere questioni di legittimità e non per valutazioni sulla fondatezza della pretesa tributaria originaria.

In linea di massima, come anticipato nella premessa di questo articolo, l'orientamento sembra essere favorevole alla "doppia autotutela".

.A far propendere in tal senso è, infatti, la posizione della giurisprudenza di merito che ha individuato in capo a Equitalia un vero e proprio dovere giuridico di verifica della legittimità delle pretese dell'ente impositore poste alla base della riscossione; verifica da cui deve discendere l’annullamento, dell’atto esecutivo che non risulti valido.Nello stesso senso, inoltre, deve leggersi la circolare 98/2015 di Equitalia, nella parte in cui sancisce l’obbligo per gli uffici periferici di acquisire anche le istanze di autotutela generale, con la sola precisazione che (a differenza delle istanze di autotutela “specifica”) la presentazione di tali istanze non comporta alcuna sospensione automatica dell’attività di riscossione. Da sottolineare poi che l'istanza in autotutela "generale" non è soggetta la termine di presentazione di 60 giorni e che il mancato riscontro del riscossore viene interpretato non come assenso, bensì come diniego. Tale "rifiuto espresso" è impugnabile dal contribuente solo per far valere questioni di legittimità e non per valutazioni sulla fondatezza della pretesa tributaria originaria. In tutte e due i casi, come avrete compreso, la procedura può essere lunga e snervante e portare al non accoglimento della richiesta per una interpretazione superficiale o errata della normativa.


Per questo vi invitiamo ad attivarvi con il sostegno di un'associazione come Avvocati al Tuo Fianco, dotata della competenza necessaria ad evitare banali incidenti di percorso. Contattateci al numero verde 800 91 31 81 oppure la numero di tel. 0332 15 63 491.

Chi siamo

Siamo una squadra di avvocati e professionisti a disposizione degli associati per un consiglio, una consulenza, un suggerimento legale in ogni momento o caso della vita.  UN AVVOCATO AL TUO FIANCO PUO' SEMPLIFICARTI LA VITA.

Contattaci
Cerca un contenuto nel sito
Ricerca per tags

© 2023 by Biz Trends. Proudly created with Wix.com